Mocchie dal dizionario geografico storico degli stati di S. M. il Re di Sardegna

Tratto dal dizionario geografico storico statistico commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna

COMPILATO PER CURA DEL PROFESSORE GOFFREDO CASALIS NEL 1842 DOTTORE DI BELLE LETTERE

OPERA MOLTO UTILE AGLI IMPIEGATI NEI PUBBLICI E PRIVATI UFFIZI A TUTTE LE PERSONE APPLICATE AL FORO ALLA MILIZIA AL COMMERCIO E SINGOLARMENTE AGLI AMATORI DELLE COSE PATRIE

MOCCHIE (Moccae, Moccum), comune nel mandamento di Condove, provincia e diocesi di Susa, divisione di Torino. Dipende dal senato di Piemonte, intendenza prefettura ipoteca di Susa, insinuazione di Avigliana, posta di Condove.

Sta in val di Susa: la sua positura è sui monti che sorgono a manca della Dora Riparia.

Questo comune che trovasi a scirocco da Susa , è composto di trentotto borgate. È distante due miglia da Condove, e undici dal capoluogo di provincia. Vi hanno parecchie strade, ma tutte anguste, tortuose , ingombre di ciottoli e in pessimo stato: una di esse valicando la somma vetta del Colombardo, accenna a Lemie ed a Viù; un’altra tende al confinante comune di Frassinere. La via più frequentata, e non più agevole delle altre, si è quella, che divallandosi ad ostro per un’ora di cammino dirigesi al capoluogo di mandamento: le altre strade servono di comunicazione tra borgata e borgata, e tra queste, e il capoluogo del comune, a cui si dà il nome particolare di villa, perchè ivi stanno la casa comunale ed il presbitèrio.

La montagna su cui sta il comune di Mocchie è considerata come una delle più fertili in val di Susa. I due torrenti, che segnano il limite al territorio, cioè il Sessi a levante, ed il Gravio a ponente, contengono molte ed eccellenti trote; e vuolsi notare che l’acqua del Gravio giova mirabilmente a fertilizzare i prati. Le principali produzioni in vegetali sono l’avena, l’orzo, le castagne e singolarmente il fieno, con che si mantiene molto bestiame , di cui sono considerabili i prodotti. I mocchiesi fanno di continuo un attivo commercio, e vendono il loro burro, i caci, le cuoja, il pollame, le uova, il selvaggiume ed i pesci in sul mercato di Condove, che si tiene nel mercoledì di ogni settimana : trasportano a Torino la legna da bruciare, il carbone, la corteccia de’ roveri, ed alquanta lana: conducono buoi, vacche, giovenche , pecore , capre e majali alle fiere di Susa , di Giaveno, di Avigliana , di Almese e di Rivoli.

Nell’estensione del territorio si rinvengono:

Rame solforato frammisto al carbonato. Della regione Cantasenile: questa miniera non fu mai coltivata.

Rame piritoso nello scisto micaceo-talcoso, bigio, traente al verde scuro. Lo strato ha una spessezza di 70 millimetri , ed è colà conosciuto sotto il nome di filone della Comba del Reno, posto nel luogo denominato Rocca della Mina. Diede in slicco il 13, 82 per 100, e questo produsse all’analisi il 2, 25 per 100 in rame, epperciò non merita di essere coltivato.

Scisto micaceo quarzoso: forma il tetto della miniera suddetta.’

Scisto talcoso: ne forma le pareti.

Titano calcareo selcioso ( sfeno ) entro la roccia talcosa. Dell’alpe della Portìa.

Tormalina nera in prismi essaedri, nel talco cloritoso.

Altre volte coltivasi una miniera d’oro sui monti, che si adergono a maestrale del comune , nella regione di Barmonsello, colà dove prende origine il torrente Gravio. Si cessò dai lavori per lungo tempo , e furono poi di bel nuovo intrapresi durante l’impero napoleonico da un sig. Garda, il quale avendola trovata ben poco produttiva , cessò ben presto da un’ ulteriore coltivazione , di cui previde un poco felice risultamento.

Mocchie ha due chiese parrocchiali: la prima dedicata a S. Saturnino, trovasi nella principale borgata: fu costruita nel 1784 su elegante disegno: è osservabile per l’elevazione dell’unica sua navata , e per la sua capacità veramente proporzionata alla numerosa popolazione , che v’interviene nei dì festivi, e massime in occasioni di particolari solennità: la sua facciata di forma semplice è di buon gusto; e fa di se bella mostra sulla vasta piazza, che le sta davanti. Questo tempio fu recentemente abbellito nell’interno di buoni dipinti.

Il cimitero giace nella prescritta distanza dalla villa, ed occupa il sito dell’antica parrocchia, di cui rimane tuttora in piedi il campanile.

L’altra parrocchiale trovasi nella borgata del Lajetto nel lato orientale del territorio, ad un’ora di cammino dalla villa: recente è l’erezione di questo rurale tempietto in parrocchia: essendo esso troppo angusto e non rispondendo alla presente sua destinazione, i parrocchiani stanno per edificarsi un’altra chiesa.

Parecchie cappelle campestri, che si trovano qua e là in questo comune, non offrono alcuna particolarità da doverne fare menzione.

Evvi un’opera pia , che distribuisce soccorsi agli indigenti; e ne sono amministratori il parroco, il sindaco e due consiglieri.

I mocchiesi sono in generale vigorosi, ben fatti nella persona, affaticanti, sobri e gioviali: attendono all’agricoltura ed alla pastorizia. Le proprietà essendovi molto divise, ognuno lavora il proprio campo e pasce il proprio armento seguendo le avite usanze.

Cenni storici. Per istrana eleganza de’ notai del secolo XI questo paese fu denominato Macue; e così vien detto in una carta del 1033 a favore del monastero di S. Giusto e in un diploma di conferma emanato da Corrado il Salico nel 1037.

Mocchie diede il nome alla vallicella, ov’essa sta, poichè era essa chiamata Vallis Moccensis: alcuni scrittori la confusero con un’ altra ben diversa vallea di somiglievol nome , a cui s’ appartiene il Mercurio Mocco , così appellato dal luogo stesso , in cui i galli veneravano quel nume, siccome appare dalla lapide illustrata dal Bimart nella sua dissertazione de Diis ignotis, inserita dal Muratori nel nuovo tesoro d’iscrizioni.

Questa terra fu già posseduta dai benedettini, che la tennero sino all’anno 1043, in cui fu eretta in parrocchia. Essi vi avevano due piccoli monasteri: uno per uomini nella borgata della Rocca; l’altro per donne in quella dei Moni.

Verso l’inferiore parte del territorio, nel sito, che appellasi tuttora il Castellazzo, esistono visibilissime le traccie di un vetusto castello, che secondo la tradizione , appartenne ad Amedeo VI di Savoja: di là una spaziosa via, di cui vari tratti si veggono ancora, diclinando fino alla pianura, comunicava coll’altro castello, ch’era eziandio posseduto dallo stesso Principe; e le cui mura perimetrali coi loro merli, torreggiano ancora sur un macigno, nel territorio di Condove , appunto là , dove si crede che fosse costruita la famosa muraglia, o chiusa, che Desiderio re dei longobardi fece innalzare contro le invadenti forze di Carlo Magno.

Nel secolo XV il paese di Mocchie era divenuto signoria dei Barali di Susa, insieme con vari altri luoghi.

Popolazione 2301

Questa voce è stata pubblicata in Arte e cultura, Storia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.