Anno 1970 i lavoratori della Moncenisio dicono no alle armi

Il 24 settembre 1970 i lavoratori della Officine Moncenisio, azienda metalmeccanica operante in Condove paese della Valle di Susa, primi e forse unici nel mondo, ebbero la consapevolezza e la dignità di chiedere alla proprietà di non produrre più armi, strumenti di morte e distruzione per i popoli. L’iniziativa suscitò la solidarietà da parte di persone e movimenti in varie parti del mondo e stimolò altri lavoratori ad affrontare la questione della produzione di armi e della riconversione dell’industria bellica.

Le Officine Moncenisio nate nel 1906, occupavano nel 1970 circa 850 persone tra operai e impiegati e fabbricavano principalmente vagoni ferroviari per il Ministero dei Trasporti e macchine per la tessitura di calze. Però, prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale le maestranze erano state impegnate a fondo nella fabbricazione di proiettili, bombe e soprattutto armi subacquee. L’industria Condovese era registrata negli elenchi dei fornitori della Marina Militare, la quale richiedeva ogni anno all’azienda gli elenchi dei giovani di leva per un eventuale arruolamento.

Officine Moncenisio di Condove

La mozione approvata dai lavoratori della fabbrica in assemblea generale segnava una importante presa di coscienza da parte della massa operaia. Era un documento unico nel suo genere in Italia.

Vediamo i contenuti principali del documento: “I lavoratori delle Officine Moncenisio, considerando che il problema della pace e del disarmo li chiama in causa come lavoratori coscienti e responsabili e che la pace è supremo interesse e massimo bene del genere umano…(omissis)… – diffidano – la Direzione della loro officina dall’assumere commesse di armi, proiettili, siluri o di altro materiale destinato alla preparazione o all’esercizio della violenza armata, di cui non possono e non vogliono farsi complici. – Avvertono – tempestivamente e lealmente le autorità aziendali di non essere pertanto in nessun caso disposti a lavorare, trasportare e collaudare i suddetti materiali bellici. – Esigono – dallo Stato e dal potere politico che il pubblico denaro, che è denaro dei lavoratori, sia investito nella costruzione e nella fabbricazione di cose utili ai loro interessi, richieste dalla loro dignità umana, rivendicate dal loro senso di giustizia e dal loro amore alla pace, di cui l’umanità ha estremo bisogno. – Chiedono – alle organizzazioni sindacali di appoggiare la loro strategia di pace, di propagandarla in Italia e, tramite le internazionali sindacali, fra i lavoratori di tutto il mondo; alla Chiesa cattolica e alle altre Chiese ed organizzazioni religiose di voler rilevare ed appoggiare il contenuto religioso e morale della loro presa di coscienza”.

Come si era arrivati all’approvazione del documento pacifista? Il tutto era stato preparato a lungo, copie della mozione erano state fatte circolare mesi prima in tutti i reparti dell’azienda, in modo che ciascun lavoratore prendesse conoscenza e consapevolezza del problema. C’erano stati dibattiti, discussioni, incontri con il GVAN “gruppo valsusino di azione non violenta”, fondato da Achille Croce, Don Giuseppe Viglongo e altri, di cui alcuni componenti furono tra i primi obiettori di coscienza e il cui sacrificio doveva portare al riconoscimento del servizio civile come alternativa alla leva militare. I giovani della Moncenisio erano molto favorevoli all’iniziativa mentre gli anziani erano più propensi a soluzioni di compromesso per timore di perdere posti di lavoro, ma il documento fu approvato quasi all’unanimità. Da quel momento l’iniziativa fu fatta pervenire ad altre fabbriche impegnate nella produzione di materiale bellico perché fosse discussa e portata avanti.

Possiamo dire che nel 1970 la non violenza entrò nella fabbrica: dove una volta si costruivano strumenti di morte, da quel giorno si lavorò per preparare la pace, partendo dalla base cioè dalla coscienza dei lavoratori. Il Mahatma Gandhi tolta la veste bianca aveva indossato la tuta del metalmeccanico.

Gianni Cordola

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