Credenze popolari

La superstizione è una testimonianza di credenze radicate e di luoghi comuni che fanno parte di un modo di porsi nei confronti della vita e della realtà, le cui radici si perdono nel passato più lontano. Essa è dappertutto, sopra di noi, vicino a noi, dentro di noi, è parte integrante della natura umana ed è alimentata dalla nostra debolezza e dall’amalgama tra religione, magia e suggestione. L’importante è saper distinguere il reale dall’irreale e mantenere nella memoria le credenze popolari, per non dimenticare le nostre radici. Tutto questo fa parte di noi e se non si prende la cosa sul serio fa sorridere.
Per rendersene conto basta osservare alcune indicazioni suggerite dalle più diffuse superstizioni che accompagnano degli oggetti quotidianamente a noi vicini.

(Tra parentesi e in corsivo il nome dell’oggetto in lingua Piemontese)

AGO (gucia) – Trovare un ago porta sfortuna specialmente se provvisto di filo.
ANELLO NUZIALE (anel da spos) – Perdere la fede nuziale porta infelicità alla coppia, va riacquistata e dovrà essere infilata all’anulare dal partner, come durante il rito nuziale.
BARA (cassia da mòrt) – Porta sfortuna vedere una bara vuota, viceversa fortuna vedendo bara con morto. Non andare ad un funerale con vestito e scarpe nuove o con vestito rosso, porta male.
BESTEMMIA (bëstëmmia) – Bestemmiare porta sfortuna e fa aumentare i topi in casa.
BOTTONE (boton) – Trovarne uno significa incontrare una nuova amicizia.
CAPELLI (cavèj) – Per evitare la calvizie tagliare i capelli durante la luna nuova – Un capello sulla spalla preannuncia l’arrivo di una lettera.
CAPODANNO (prim dì dl’ann) – Porta fortuna incontrare una persona di sesso opposto la mattina di capodanno – Appena svegli specchiarsi, non bisogna aver visto altri prima di aver visto il proprio volto riflesso – Porta male incontrare un prete o una suora, un vecchio o un gobbo – Buona sorte se la prima persona incontrata sarà un frate – Si gettano oggetti vecchi dalla finestra per liberarsi di preoccupazioni e affanni, e per auspicarsi fortuna – Mangiare lenticchie, 12 acini di uva nera o datteri, la notte di San Silvestro, vuole dire propiziarsi la fortuna economica durante l’anno.
CAPPELLO (capel) – Porta male posarlo sul letto.
CASA (meison) – Mai entrare per la prima volta in una casa nuova col piede sinistro, porta male – Se si vede entrare in casa una mosca rossa o una farfalla a colori molto vivaci, è segno che presto arriveranno buone notizie o si riceveranno visite gradite.
CIVETTA (sivìtola) – Guardando all’interno del nido della civetta si cambia carattere diventando malinconici – Il grido della civetta è presagio di sfortuna, malattia e morte.
CUCCHIAIO (cuciar) – Quando su una tavola due cucchiai si trovano appoggiati al bordo del piatto con la parte concava rivolta verso il basso si annuncia un matrimonio prossimo in famiglia – Quando un cucchiaio cade a un bambino osservare con quale mano lo raccoglierà per avere un’indicazione sul suo futuro: la destra indica prosperità e felicità, la sinistra cattiva sorte – Porta sfortuna tenerlo con la mano sinistra.
CUCULO (cuch) – Udire il canto del cuculo prima dell’inizio di aprile annuncia carestia e un anno di miseria – Se udite il suo canto ad ottobre quando dovrebbe già essersi diretto verso i paesi caldi per lo sfortunato non dovrebbe esserci più speranza e la sua vita finire entro l’anno – Tra aprile e settembre se udite il canto del cuculo, afferrate in fretta tutto ciò che in quel momento è ai vostri piedi e portatelo addosso per un po’ di tempo: vi porterà fortuna.
FAZZOLETTO (fassolèt) – Regalando un fazzoletto si “chiamano lacrime” e quindi sventura – Per eliminare l’effetto negativo del dono contraccambiare con una monetina così il regalo diventa un acquisto – Fare un nodo al fazzoletto allontana l’influenza degli spiriti maligni.
FERRO DI CAVALLO (ciapin) – E’ un segno di fortuna trovarne uno: va appeso in casa.
FIAMMIFERI (brichèt) – Mai utilizzare in tre lo stesso fiammifero, sventura sul più giovane.
FIENO (fen) – Strappare una manciata di fieno da un carro significa dotarsi di un potente amuleto contro la “fisica” e i morsi dei cani.
FORBICI (tisòire) – Se cadono a terra, prima di raccoglierle, posatevi il piede sopra per annullare il cattivo presagio – Se cadendo, una delle lame si conficca nel terreno è presagio di morte – Portano, invece buono se tenute appese al muro.
FUOCO (feu) – Porta sfortuna lasciare spegnere il fuoco nel camino la notte di San Silvestro. Sognare un fuoco scoppiettante significa che una conoscente è in cinta.
GABBIANO (gabian) – Porta sfortuna ucciderne uno.
GALLO (gal) – Se canta prima di mezzanotte preannuncia cattivo tempo.
GATTO (ciat) – Un gatto nero che attraversa la strada è annuncio di disgrazia, per impedirlo cambiare strada o attendere che qualcuno transiti per primo dove il gatto è passato – Uccidere un gatto porta sette anni di sventure.
GENITALI (genitaj) – Toccarli protegge dal malocchio.
GRANO (gran) – Raccogliere del grano maturo e portarlo in casa garantisce protezione per un anno.
GRUCCIA (cròssa) – Porta male appoggiare le grucce sul letto.
INCROCIARE (ancrosié) qualcuno o qualcosa – Le braccia nei saluti, le scarpe, posate o altri oggetti porta sfortuna, perché considerate un’offesa alla Croce di Cristo.
LETTO (let) – Porta male scendere dalla parte sinistra, in quanto ritenuta la parte di Satana – Se tre persone rifanno un letto insieme (ne sistemano le lenzuola), sventura su quella più giovane d’età. Non lavare le lenzuola nella Settimana Santa, porta male.
MORTI (ij mòrt) – Si credeva che nella notte tra l’uno e il due novembre i defunti potessero entrare in contatto coi vivi. In quella notte non si usciva di casa per non intralciare la processione dei defunti. I familiari ripetevano, come in un mantra, i nomi dei trapassati e prima di andare a dormire lasciavano la tavola apparecchiata con vino, castagne e minestra affinché i morti potessero cibarsi prima di riprendere il lungo viaggio verso l’aldilà, altrimenti si provocava tra le anime un fragoroso baccano.
NATALE (natal) – chi nasce la notte di Natale sembra abbia il potere di tener lontane le disgrazie dalla sua famiglia e da quella dei suoi amici – Mangiare mele il giorno di Natale porta sfortuna.
NEONATO (pen-a nà) – Non va mai baciato sul collo, altrimenti perde il sonno. Non stendere mai all’aperto i panni dei bimbi non ancora battezzati. Non far dondolare una culla vuota provocherebbe mal di pancia al bimbo.
OCCHI (euj) – Se uno muore con gli occhi aperti ne chiama un altro fra i parenti.
OLIO (euli) – Versarlo è segno di malaugurio.
OMBRELLO (paraqua) – E’ presagio di sventura aprirlo in casa – Aprirlo con il sole farà piovere – Se cade un ombrello lo deve raccogliere qualcuno che non sia il proprietario, in caso contrario sventura al malcapitato – Se una donna raccoglie il suo ombrello caduto resterà zitella.
PAGLIA (paja) – Evitare che della paglia entri in casa perché arrecherebbe gravi danni alla famiglia.
PANE (pan) – Non rovesciare una forma di pane per tagliarlo perché determina una malattia per il capo famiglia.
QUADRI (quàder) – Non andrebbero mai appesi alle pareti quadri raffiguranti uccelli: portano sventura – E’ di malaugurio un quadro che cade.
QUADRIFOGLIO (quadrifeuj) – Arreca fortuna e felicità ma non lo si deve cogliere, basta guardarlo e toccarlo.
RAGNO (aragn) – Vedere un ragno di sera è segno di bel tempo – Porta sfortuna uccidere un ragno di notte o al mattino.
SALE (sal) – Anticamente era simbolo di amicizia, tanto è vero che si poneva una coppa di sale davanti ai commensali: un giorno, un invitato ha inavvertitamente fatto cadere la coppa sul tavolo, suscitando l’ira del padrone di casa il quale, sguainata la spada, uccise il poveretto. Questa leggenda ha fatto nascere il detto che versare il sale porti sfortuna – Se viene rovesciato sulla tavola prendetene un po’ e lanciatelo dietro la spalla sinistra – Sale sulla porta allontana le streghe – Lanciare sale alle spose garantisce prosperità alla nuova famiglia – Gettare sale sul fuoco condurrà all’inferno.
SCALA (scala) – Porta sventura passare sotto una scala perché, formando un triangolo, è simbolo della Trinità e passarci sotto è una grave mancanza di rispetto – Se una nubile passa sotto una scala aperta o appoggiata al muro non si sposerà – Se inciampa, invece sui gradini di una scala, convolerà presto a nozze – Se si inciampa scendendo, è presagio di perdita di denaro.
SCOPA (ramassa) – Se con la scopa toccate i piedi di una nubile, questa non si sposerà – E’ segno infausto spazzare il pavimento prima dell’alba e dopo il tramonto – Quando si acquista una scopa nuova si consiglia di “iniziarla” spazzando qualcosa dentro la casa prima di buttare fuori la polvere, favorisce la prosperità.
SEDANO (séler) – La pianta di sedano allontana le potenze del male.
SOLDI (ij sòld) – Trovare una moneta porta fortuna: conservatela – Sono di felice augurio i soldi bucati, le monete coniate negli anni bisestili e quelle vaticane che portano l’anno del Giubileo – Porta bene conservare 2 centesimi di euro nel portafogli – Se a Natale o a fine anno ti pagano, devi dare almeno una monetina di resto, altrimenti niente soldi nell’anno nuovo.

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SPECCHIO (specc) – Romperlo preannuncia sette anni di guai.
SPILLA (spila) – Se ricevete in regalo una spilla, un temperino o qualsiasi oggetto appuntito, pungete con essi il vostro donatore, oppure regalategli una simbolica monetina. Se non lo fate, rischierete di troncare il rapporto di amicizia.
SPILLO (gucin) – Una sposa che sale all’altare con uno spillo nel vestito vedrà presto rovinare il suo matrimonio – Se ne vedete uno per terra, raccoglietelo, la fortuna vi sorriderà per tutto il giorno.
SPUTO (scracc) – Anticamente si aveva l’abitudine di sputarsi tre volte sul petto per allontanare qualsiasi maleficio.
STELLE CADENTI (stèile ch’a casco) – Vederne cadere una è di buon auspicio, esprimete un desiderio!
SUORE (monie) – Vederne tre o quattro unite porta male.
UOVA (euv) – Non gettate mai il guscio intero, ma spezzatelo per evitare che vi si annidi il demonio.
VENERDI (vënner) – “Né di Venere né di Marte, non si sposa non si parte, né si dà principio all’arte” consiglia un proverbio. In questi giorni tutti in casa perché auto, treni ed aerei sono molto più pericolosi – Mai uscire di casa il venerdì notte: streghe e diavoli sono in agguato. Ma se proprio dovete farlo, strappate un pelo a una cane e conservatelo nel taschino.
VINO (vin) – Porta fortuna versare un po’ di vino durante un brindisi – Bagnandosi dietro le orecchie con il vino versato si ha un’azione protettiva contro le masche – Mai versare il vino con la sinistra porta sventura.

Per ultimo parliamo del MALOCCHIO (maleur da mascarìa – maleuj). Parola dall’etimologia chiara: malus cattivo e occhio. Qualcuno ti ha guardato con cattiveria e ti ha procurato il malessere.
Il Malocchio è una pratica malefica che affonda le sue radici nel passato più remoto; le modalità di trasmissione, come lascia intendere la parola, passa dallo sguardo, infatti si dice che gli occhi abbiano la capacità di trasmettere all’esterno le forze nascoste nel corpo. Secondo la tradizione alcuni lo esercitano con il semplice atto di posare lo sguardo su un’altra persona. I sintomi del malocchio sono, a livello fisico, mal di testa frequenti senza averne mai sofferto prima e senza una causa patologica, cattivo umore e sindrome depressiva.
Per capire se si è colpiti da malocchio consigliavano di riempire un piatto fondo di acqua, benedirlo recitando le giuste preghiere, e passarlo sulla testa della vittima del malocchio. Poi si lasciavano cadere sull’acqua delle gocce di olio, preventivamente benedetto. Se le gocce di olio rimanevano a galla, come è giusto che sia, non ci sarà malocchio nell’individuo, ma se si allargavano indicavano quanto è potente il malocchio.
Infatti in caso di malocchio molto forte o di una persona molto cattiva, le gocce di olio si allargavano a dismisura fino a coprire l’intero piatto, sparendo.
Esistono diversi modi per proteggersi dal malocchio, nella tradizione popolare montanara troviamo questo: tenere un sacchetto appeso al collo, con dentro sale benedetto, un chiodo, uno spicchio d’aglio ed inoltre un pezzetto di ramoscello di ulivo, benedetti durante la Domenica delle Palme.

Gianni Cordola