Cognomi Condovesi

(STORIA E STEMMI DI FAMIGLIE CONDOVESI)

Lo stemma è, accanto al cognome, un altro importante elemento di identificazione della famiglia. Esso è il suo emblema, il suo cognome illustrato e quando richiama graficamente il cognome stesso, è detto “parlante”. Non dobbiamo stupirci se in secoli passati, nei quali l’alfabetizzazione era ben meno diffusa, un simbolo visivo quale quello dello stemma o arme gentilizia, fosse chiaro emblema del potere di un signore o di una famiglia. Alcune famiglie possono avere tratto il loro cognome proprio dallo stemma usato. L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, di famiglie o di enti, la loro origine, la loro descrizione (blasonatura) e la simbologia delle varie figure che li compongono. Con il diffondersi degli stemmi, sorse la necessità di regolarne l’uso. Ciò fu compito degli “araldi” e della loro scienza, detta appunto “araldica”. Gli araldi dovevano conoscere, garantendone il rispetto, le leggi dell’araldica e la “blasonatura” ovvero l’arte del blasone. L’araldica, non solo studia la forma dello stemma, delle figure, degli “smalti” (colori) e degli ornamenti esterni che lo compongono, ma ne chiarisce il significato e ne interpreta la formazione Gli araldisti, a partire dal XV secolo, hanno compilato numerose raccolte – manoscritte o a stampa – di stemmi miniati o blasonati, detti “stemmari”, “armoriali” o “blasonari”. Come è noto l’uso di stemmi non fu esclusivo appannaggio della nobiltà ma anche delle famiglie borghesi per evocare l’identità, marchiare le proprietà e sottolineare l’onore della famiglia. I personaggi e famiglie della montagna Condovese qui studiate sono tratti principalmente da:

  • Manoscritto del Padre cappuccino Placido Bacco di Giaveno (1808-1879) “Cenni storici su Avigliana e Susa” del sec. XIX dove ipotizzava alcune congetture sulla Genealogia di alcune famiglie della Valle di Susa.
  • Dizionario araldico Valsusino di Gustavo Mola di Nomaglio – Editrice Segusium Società di ricerche e studi valsusini nel 2007
  • Blasonario Subalpino di Federico Bona e il relativo sito www.blasonariosubalpino.it
  • Patriziato Subalpino di A. Manno Torino 1895 – 1906
  • Bollettino Parrocchiale Valle del Gravio e Valle del Sessi giugno 1995.
  • Siti internet:  www.heraldique-blasons-armoires.com;  www.euraldic.com; www.genealogie.com;  www.genealogie.orange.fr;  www.stemmario.it; www.heraldrysinstitute.com; www.misapellidos.com;

NB – Va tuttavia precisato che la semplice comunanza del cognome non identifica necessariamente quelle famiglie, o quegli specifici rami, che fecero uso degli stemmi rappresentati; stemmi che in alcuni casi sono di omonime famiglie franco provenzali o piemontesi.

ALOTTO

Stemma (fonte Placido Bacco) : Campo copato superiore argento a tre anelli neri disposti su fascia, campo inferiore fascia argento e nero a quattro pizzi uguali.

Stemma ALOTTO e HALLOT

Motto: Loco et tempore.

Si ipotizza che questa famiglia fosse originaria della Francia e precisamente della Turenna, dove con la denominazione Hallot, visse nella città di Hayos o Clya. Di qui, a causa della peste, nel 1440 migrò in Piemonte e prese il nome di Alotto. Verso il 1770 diverse famiglie si stanziarono nei luoghi alpini della Valle di Susa: Rubiana, Chianocco, Mocchie, Sant’Antonino. In Avigliana risiedettero dalla prima metà del secolo diciottesimo. A Mocchie ne è derivato il toponimo Alotti nome di borgata. Ebbe due religiosi Rosminiani: Don Stefano Alotto nato a Mocchie nel 1846 e padre Andrea Alotto (Mocchie 1902/1993) Rettore della Sacra di S. Michele.

ALPE

Stemma (fonte Placido Bacco): Campo oro e un monte verde sulla cui cima si posa una stella cometa azzurra.

Stemma famiglia ALPE o ALPINI secondo Placido Bacco

Motto: De coelo rerum.

Di origine francese, la famiglia degli Alpes o Alpini, proveniva dai paesi alpigiani del Delfinato. Dopo essersi insediati nella valle Segusina, furono chiamati Alpe. Si stabilirono nella Valle di Viù e in Mocchie intorno al 1570. Successivamente da Mocchie, Giovanni Alpe si trasferì in Borgo Nuovo di Avigliana ove stabilì la sua residenza e quella dei suoi discendenti. Un Alpe Giovanni fu castellano di San Giorio nel 1655. Un Don Michele Alpe di Mocchie fu parroco a Mocchie nel 1509.

Nel Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti di G.B. Di Crollalanza al cognome Alpini da Torino e in Rivoli, Signori di Alpignano nel XII secolo l’Arma è descritta: D’oro al monte di verde.

Stemma ALPE e ALPINI secondo dizionario blasonico

ANSELMETTI

Stemma (fonte Placido Bacco) : Copato superiore campo verde al giglio oro, inferiore pali rossi ed argento sui pizzi uguali.

Stemma ANSELMETTI

Motto: Ingenium superat opus.

Emigrati dalla Francia nel 1525 insieme ad altre famiglie, gli Anselmetti diedero origine alla loro linea dinastica in Rubiana, in Mocchie e dintorni e di qui verso il 1535, in Caprie e Novaretto. Nativo di Mocchie era Nicolò Anselmetti, capostipite del ramo che si insediò nel Borgo Vecchio di Avigliana e quindi in San Giovanni Borgo Nuovo.

BONAUDI

Stemma (fonte Placido Bacco): Campo rosso al ferro di lancia argento senza manico in banda.

Stemma BONAUDI secondo Placido Bacco

Motto: Ortis ab armis.

Originaria della Francia questa famiglia annovera parecchi discendenti celebri, tra cui i Signori di Rochebrune. Dalla Provenza i Bonaudi si stabilirono a Nizza e dintorni. Dal delfinato un ramo si insediò a Saluzzo nella persona di Guglielmo Bonaud, uno dei principali uomini di corte del Marchese Federico di Saluzzo, come risulta da un testamento datato 1358. Discendente di questo ceppo fu nel 1540 un certo Francesco Antonio, padre di tre figli: Carlo, Francesco e Michele, che si stabilirono in Chieri e in Torino. Intorno al 1500, attraverso il Delfinato, un Guglielmo Bonaudo, del ramo di Linguadoca, si stabilì nella Valle Segusina. Da questo capostipite discesero tre famiglie: i Bonaud di Villaralmese, di Frassinere e di Celle. A Mocchie ne è derivato il toponimo Bonaudi nome di borgata. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 sono citati come capi famiglia nel territorio condovese Andrea Bonaudi e Johannes Bonaudi. Don Umberto Bonaudo di Condove fu parroco di Mocchie dal 1924 al 1935.

Dal manoscritto BLAZONERIA conservato in Biblioteca Reale di Torino risulta che l’arma consegnata dai Bonaudi di Chieri ed Avigliana nel 1613-14 e divenuto lo stemma dei BONAUDO (da Chieri, Pinerolo e Avigliana) conti di Frassinere (1780), Mombello, Monteu da Po; baroni di Borghetto; consignori di Robassomero è: D’argento, all’albero di verde, fruttato di rosso.

Stemma BONAUDO secondo manoscritto Blazoneria

BORELLO

Stemma (fonte Placido Bacco): Di rosso, allo scaglione accompagnato da tre merli, il tutto d’oro.

Stemma BORELLO

Antichi in Susa e Valle (fonte Gustavo Mola di Nomaglio); ne discese l’omonima famiglia notabile in Susa nel XVI secolo, alla quale appartennero tra altri: Aimone Borello credenziere (1559) e Leone Borello avvocato e credenziere della città Segusina (seconda metà XVI secolo) furono Signori di Castel Borello (XII – XIII secolo). Monsignor Giuseppe Borello (Chiusa S. Michele 1881 – Susa 1959) fu Canonico Teologo della Cattedrale di Susa e cappellano in diverse località della Valle di Susa. Nel 1891 il giovane Aventino Borello di Chiusa S. Michele a 17 anni, imbarcandosi a Genova sulla nave Jumna, emigrò in Australia nella regione del Queensland, con lui altri valligiani tra cui Giovanni Vair di 26 anni. Don Felice Borello fu pievano di Frassinere dal 1861 al 1878.

BORGIS

Stemma Bourgeois de Boynes: D’azur à bande d’argent chargée de trois merlettes de sable

Stemma BOURGEOIS DE BOYNES

E’ un antico cognome che risale a quando ancora la penisola iberica era musulmana e la famiglia El Borouj (البروج), aveva raggiunto una notevole diffusione e influenza. Alcuni suoi membri rimasero in Spagna dopo la riconquista dei re cattolici e i suoi discendenti cambiarono il nome in Borges o Bourges. Durante la dominazione spagnola si trasferirono in Francia variando il cognome in Bourgeois o Borgis e successivamente in Italia. Alcuni propendono per l’origine del cognome Borgis dal termine latino “Burgus” e ancor prima nel germanico “Burg” (borgo o contrada) indicando così che il capostipite era quello del borgo. Famiglia molto diffusa in Valle di Susa con la maggior concentrazione in Bruzolo, Chianocco e Mocchie. Nel 1826 Borgis Eldrado fu sindaco di Chianocco e nel 1841 un Borgis Andrea fu sindaco di Bruzolo.

BORLA

Borla è tipicamente piemontese, con ceppi in diverse località: Condove, Torino,Lanzo Torinese, Ciriè, Caselle Torinese, San Maurizio Canavese, Trino nel vercellese e Chivasso. A Condove ed anche a Chivasso si trovano tracce di questo cognome già nel 1600. A Frassinere ne è derivato il toponimo Borla nome di borgata.

Borla è anche una antica e nobile famiglia vicentina, con dimora vicino S.Ilario, la quale, secondo alcuni storici, discenderebbe dalla nobile famiglia Orsini o che, quantomeno, quel Giovanni Borla, Maggiordomo del Cardinale Giordano Orsini, fosse stato, per privilegio, alla stessa aggregato. Il nostro Giovanni, il cui figlio militò nell’Oriente contro i Saraceni, restaurò la Badia di S.Sisto e morì con opinione comune di Beato. Altri suoi successori eressero la chiesa e l’ospedale di S.Bartolomeo.

Stemma (fonte www.heraldrysinstitute.com): D’argento alla fascia d’oro caricata di un leone illeopardito di rosso accompagnato da 3 gigli del medesimo posti 2 in capo ed 1 in punta.

Stemma BORLA

Stemma BORLA

Il cognome Borla è presente anche in Spagna nel secolo XV dove ha scudo eraldico, certificato dal Cronista y Decano Rey de Armas Don Vicente de Cadenas y Vicent.

CHIAMPO

L’origine del cognome Chiampo è probabilmente latina e va fatta risalire al toponimo “campus”, cioè campo. Esso rappresenta un nome di luogo di origine, l’ultimo luogo abitato circondato da prati. Secondo altre ipotesi, il termine potrebbe essere di origine gotica, “klam po” ( luogo situato a fianco di acque torrentizie ) oppure “klam-positus” ( luogo nascosto tra boscaglie e vallette ). Si ipotizza che questa famiglia fosse originaria della Francia e precisamente da Maine-et-Loire e Isere con la denominazione Champ, migrò nella valle Segusina e prese il nome di Chiampo.

Stemma Champs di Francia: Di verde al crescente d’argento accompagnato da tre crocette poste due in capo e una in punta sempre d’argento.

Stemma CHAMPS di Francia

Stemma CHAMPS di Francia

CINATO SINATO

Lungo i secoli spesso i cognomi hanno subito delle modifiche, tal volta generando confusione su quale forma fosse la più corretta o la più attuale. Probabilmente il cognome Cinato e Sinato (che in francoprovenzale si pronunciano tutti e due Sinà) rientrano in questa casistica e ritenendo di non possedere sufficienti strumenti per dirimere tali questioni li considero della stessa origine. Tracce del cognome Cinato si trovano nelle borgate Laietto e Coindo già nel XVIII secolo.

Sinato dovrebbe derivare dal nome medioevale toscano Sinatto, di cui abbiamo un esempio d’uso ne il Libro del Cortegiano di Baldesar Castiglione (1478-1529): “…Questa Camma fu una bellissima giovane, ornata di tanta modestia e gentil costumi, che non men per questo che per la bellezza era maravigliosa; e sopra l’altre cose con tutto il core amava suo marito, il quale si chiamava Sinatto. Intervenne che un altro gentilomo, il quale era di molto maggior stato che Sinatto e quasi tiranno di quella città dove abitavano, s’innamorò di questa giovane; e dopo l’aver lungamente tentato per ogni via e modo d’acquistarla, e tutto in vano, persuadendosi che lo amor che essa portava al marito fosse la sola cagione che ostasse a’ suoi desidèri, fece ammazzar questo Sinatto….”. A Mocchie ne è derivato il toponimo Sinati nome di borgata.

COL

Stemma (fonte Placido Bacco) : Tre colli o monti verdi in campo azzurro.

Stemma COL e COLLI

Sul cimiero il motto:  azzurro.

La famiglia Colli ebbe diverse ramificazioni in Lombardia, regione da cui ebbe origine verso il 1152. Tra i discendenti si annoverano sia guelfi che ghibellini. Ad esempio, è citato un certo Giacomo Colli, sostenitore guelfo nel 1292. Un ramo di questa nobile famiglia si insediò a Mocchie verso il 1500 e troncò il cognome in Col. In seguito, un certo Michele Col si trasferì in Avigliana nel 1630. Nel 1612 Lorenzo Col fu eletto priore della Compagnia dei Secolari di Frassinere. Don Giuseppe Col fu parroco di Maffiotto nel 1887 e Padre Matteo Col (1817/1844) nativo di Mocchie fu religioso Rosminiano. Nel 1879 Celestino Col in un preesistente opificio artigianale a Condove, impianta una officina con tre magli e due ruote idrauliche. Nel 1835 Cesare Col esercitava a Mocchie l’arte di flebotomo (cavar sangue e far medicature).

Nel dizionario araldico Valsusino di Gustavo Mola di Nomaglio è elencata una famiglia Colli da Castelnuovo Scrivia, poi in Casei Gerola; una linea della famiglia ebbe residenza in Susa nell’Ottocento dove nacquero Carlo Alberto (che divenne maggiore) nel 1841 ed Ernesto Luigi (avvocato) nel 1846.

Arma: D’oro a 13 colli di nero, ristretti 3, 4, 3, 2, 1, col capo azzurro carico di un’aquila al naturale.

Stemma COLLI da Castelnuovo Scrivia

CORDOLA

Stemma: De gueules, au chevron d’hermine, acc. de trois têtes de griffon d’argent. Di rosso allo scaglione di ermellino accessoriato di tre teste di grifone d’argento.

Stemma CORDOLA – CORDELL

 Di origine dell’antica Britannia, dove la famiglia CORDELL era presente da diversi secoli, la si ritrova a differenti epoche, in diverse località. In Britannia i Cordell (o nelle varianti Kordell, Cordale, Cordas, Corday) hanno la prima menzione nel XII°secolo nelle contee di Norfolk, Wiltshire e Suffolk. Successivamente, a seguito di migrazioni causate da guerre, crociate, invasioni ed anche crescita demografica il cognome Cordell si diffuse in Francia, Germania e Spagna, formando i cognomi del periodo rinascimentale Cordolis, Cordolet e Cordolla, ed in seguito i cognomi italiani Cordola, Corda, Cordella, Cordone, Cordoni e quelli stranieri Cordule (famiglia di cavalieri localizzata in Allemagne), Cordelois de Wittenburg (famiglia nobile local. Rotterdam) e Cordelles (famiglia nobile di Spagna), Cordelier (famiglia nobile local. in Francia a Picardie, Champagne e Forez), Cordelere (local. Brabant), Cordelian, Cordelien. In Piemonte ne è derivato il toponimo Cordola, nome di borgata di Condove e Meana abitate nei tempi passati da famiglie tutte con tale cognome.

Tracce storiche di questo cognome le troviamo a:

  • Nei Consegnamenti dell’anno 1383 è citato come capo famiglia nel territorio condovese Johannes de Cordolis.
  • Nell’archivio del Comune di Condove risultano atti dell’ anno 1753 e 1754 relativi alla controversia tra il misuratore Cordola e la comunità di Condove.
  • Una sentenza in data 7/4/1764 del Senato di Piemonte nella causa del fisco di Condove contro Cordola Martino fu Giovanni Giacomo di Mocchie ma residente a Condove reo di aver ferito il 26/4/1763 spingendolo a terra tale G. Germagnolo rimasto privo della facoltà di parlare, condannò il Cordola Martino al pagamento di due scudi d’oro verso il fisco, indennizzo del ferito e al pagamento delle spese (fonte Archivio di Stato di Torino).
  • Il 4-5-1729 dalla mocchiese Anna Elisabetta Cordola maritata Giovanni Francesco Re nasce Giovanni Battista Giuseppe Re padre del scienziato botanico condovese Giovanni Francesco Giacinto Re (n. 27-9-1773).
  • Nell’archivio storico del Comune di Buttigliera Alta (TO) risulta – Avigliana 25 maggio 1739 – Ricorso degli abitanti della borgata Drubiaglio di Avigliana per far curvare l’alveo del torrente Messa, allegato un preventivo delle spese per i lavori e relazione del misuratore Giovanni Cordola.
  • Nell’archivio storico del Comune di Mompantero (TO) risulta un documento del 1713 redatto dal pubblico agrimensore e misuratore Giovanni Cordola segnalante che il torrente Cenischia al confine Novalesa – Venaus sono state “in tutto corrose giornate 204 e ingiarate giornate 50 di terreno”.
  • Nel 1822 Antonio Cordola era sindaco di Condove.
  • Dopo gravi fatti avvenuti a Roma il 1° dicembre 1919 all’apertura della Camera, le centrali sindacali proclamarono uno sciopero generale di protesta. A Milano durante gravissimi tumulti di piazza rimasero uccisi tre operai e il carabiniere Luigi Cordola di Condove (classe 1899) a cui fu conferita la medaglia d’argento.
  • Nell’archivio parrocchiale di Meana risulta un lascito di Cordola Andrea nell’anno 1685 per la celebrazione di sei messe ogni anno nella cappella di S. Andrea della borgata Cordola in Meana.
  • Nel 1708 durante la guerra per la Successione di Spagna (1701-1713) il Duca Vittorio Amedeo II stava combattendo in alta valle Susa per toglierla alla Francia; nel mese di luglio di quell’anno Oldrado Cordola soldato della milizia paesana di Meana venne inviato a portare un messaggio alle forze che stavano investendo il Forte di Exilles ma venne sopreso e ucciso da una pattuglia della milizia paesana di Exilles.
  • Nel culto per S. Cordola o Cordula, compagna di S. Orsola, martire di Colonia in Germania tra il IV e il V secolo, di origine Bretone (Inghilterra), venerata a Colonia, Vicogne (Valenciennes), a Marchiennes nella diocesi di Cambrai-Arras, a Osnabrück, a Tortosa in Spagna.
  • Luigi XIII nel 1622 elevava in Marchesato la terra di Cordolet nel territorio di Venaiffin in favore di Jean Vincent d’Ancezune-Cadart che diventò così il Marchese di Cordolet (Dal dizionario heraldique, chronologique et historique di Francois-Alexandre Aubert de la Chesnaye Del Bois).

CROCE

Stemma (fonte Placido Bacco): campo azzurro copato con fondo oro, nella parte superiore presenta due croci in oro ed in bordura, ornamenti dorati.

Stemma CROCE

Motto: Comitatus nuntar.

Due furono le famiglie Croce insediatesi in Piemonte: una proveniente dalla Lombardia e l’altra dalla Francia. La più antica proveniva da Rho. Un gueerriero originario di quei luoghi, prese parte alla prima Crociata. A Gerusalemme fu il primo, superando le mura, ad innalzare lo stendardo della croce nella presa della città e questa azione valse a denominare tale famiglia “i nobili della croce”. Dalla Lombardia questo cognome si propagò a Torino e dintorni nel 1650. L’altra famiglia, proveniente dalla Normandia, si denominava Crous o Croux e venne ad abitare in Valle di Lanzo, Mocchie ed in Rubiana sin dal 1500. Da Mocchie tale cognome si ramificò in Frassinere, Bruzolo e Caprie verso il 1600. Da Rubiana invece discese il ceppo che si insediò ad Avigliana verso il 1650. Nei documenti antichi di Condove risulta nel 1495 che Stefano Croyx  di Frassinere vende a Giovanni Croyx una pezza di prato detto “jaboto” per 40 fiorini; nel 1505 Emanuele Croce è sindaco di Frassinere.

DAVI

Stemma (fonte www.misapellidos.com): In campo azzurro un giglio d’argento

Stemma Davi

Stemma DAVI

Davi, Davì e Davy dovrebbero derivare da un troncamento del nome ebraico David. Si ipotizza siano di religione ebraica stabilitisi in Spagna dove erano presenti soprattutto nella Catalogna (Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona). Questo cognome nei documenti antichi è scritto come Davì, David, Daviu e Davius. Alcover, nel suo “Diccionari català, valencià i balear”, scrive che i Daví avevano proprietà alla fine del secolo XIX e principi del XX, a Barcellona, Barberà, Caldes di Montbuí, Granollers, Llerona, Mataró, Olesa, Palou, Sabadell e Tiana. Tra 1267 e 1283 esercitò la sua professione Arnau Daví, pittore oriundo di Perpinyà che fu il primo di una lunga stirpe di pittori. Nell’anno 1497, un certo “Daví” viveva in Lloret di Mare (Girona), e Johan Daví viveva in Siurana (Girona). Nel secolo seguente, secondo il censimento dell’anno 1553, un altro “Daví” viveva nella parrocchia di “Sant Feliu del Recho” (Barcellona). Altre notizie nel 1599 di Rafel Antoni di Daví, Cavaliere, nativo di Perpinyà, Signore di Utrera.

Quando gli ebrei nel 1492 furono espulsi dal Regno di Spagna, che allora comprendeva anche la Sicilia, molti raggiunsero la Francia e il Piemonte mentre dalla Sicilia attraversarono lo Stretto e trovarono rifugio nella penisola italica. Il Decreto di Granada, è stato un decreto di espulsione emanato nel 1492 dai re cattolici di Spagna, con il quale si decretava l’espulsione delle comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti a partire da luglio di quello stesso anno. L’editto rendeva obbligatoria la conversione degli ebrei alla religione cattolica, mentre disponeva l’espulsione per coloro che non si fossero convertiti. Nel 1687 una famiglia David proveniente da Biella sono Conti di Serravalle con lo stemma: D’oro alla vite di verde, barbicata, con due tralci decussati e ridecussati; accostata da due basilischi al naturale, linguati e crestati di rosso.
Motto: INNOXIA VIRTUS.

Altre tracce di questo cognome le troviamo nel 1300 a Zevio nel veronese con una casa padronale chiamata Casa di Davì, nel 1600 ed a Caorle nel veneziano con un certo Stefano Davì.

FALCO

Stemma (fonte Placido Bacco): Campo argento con falchetto nero che tiene tra gli artigli, volando, una pernice azzurra che tenta di divincolarsi.

Stemma FALCO

Motto: In vanum laborat.

Si volle la famiglia Falco antica ed originaria della Sardegna e quindi trapiantata in Piemonte. Si suddivide in più rami ed ebbe tra i suoi discendenti personaggi illustri, a cominciare da un certo Falco Ugone. Giudice e vicario nel 1261, poi un Falco Arduino, il cui figlio Lepanto fu Console nel 1277. Un Falco Vildimiro nel 1214 godette fama per il suo sapere ed un Giovanni Falco ebbe un figlio, Costanzo, avvocato nel 1360. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 è citato come capo famiglia nel territorio condovese Nicoletus Falcotti. I Falco si stabilirono in Torino e in Valle di Susa, specialmente in Mocchie. Di qui, Guglielmo Falco si trasferì ad Avigliana nel 1600. Suo figlio Pietro Falco, lasciava testamento in Borgo Nuovo nel 1630. Nel 1780 Giuseppe Falco era sindaco di Mocchie.

FRANCHINO

Il significato e le origini del cognome Franchino sono ancora molto discusse, in quanto diverse sono le fonti da cui esso potrebbe derivare. L’etimologia può essere ricondotta al nome germanico Frank, che letteralmente significa “uomo libero”. In realtà, Frank era il soprannome con cui i latini indicavano i celti, popoli che, durante il periodo dell’Impero Romano, erano appunto liberi dal dominio di Roma. Quindi, la storia del nome Frank può essere ricondotta proprio al popolo Franco, identificando così un’etnia ben precisa. Tramite modificazioni fonetiche ed ipocoristiche si è poi giunti al nomen latino Francus, da cui si può far discendere l’origine del cognome Franchino dei giorni nostri. Si hanno notizie del XIII secolo di Giacomo Franchino maestro d’armi nella signoria di Morrone. emergono, alla fine del 1600, tracce del cognome Franchina nel territorio bergamasco, mentre Franchini compare in alcuni registri notarili di Avio, in provincia di Trento, intorno al 1565. Effettuando una ricerca nell’araldica cognomi, si può ritrovare una famiglia Franchini iscritta nell’Elenco Nobiliare Ufficiale Italiano, su richiesta esplicita della magistratura civica di S. Miniato, nel 1800.

GAGNOR

Stemma Gagne e Gagnor: D’azzurro a tre rotelle di sperone d’oro

Stemma GAGNE e GAGNOR

Si ipotizza siano agricoltori di origine transalpina della regione di Limousin e Poitou-Charentes chiamati in francese antico “Gaaignier” (aratore, coltivatore) soprannome dato a un contadino che arava un ‘Gagnerie’ terreno coltivato da un unico imprenditore, nel XV secolo emigrarono in Valle di Susa e il loro soprannome divenne Gagnor. Tracce di questa famiglia le troviamo a Condove fin dal 1500: “…fabricata al capo d’una pezza di alteno delli heredi di Martino Gagnor di Condove…”, e nell’Archivio storico di Frassinere – dove nel faldone 37 fasc. 1 troviamo la causa “Condove contro Gagnor prettendendo la Comunità asserti e reliquati di taglie ed esso le somme cui negl’instrumenti anni 1677 – 1686”. Nel 1673 Giacomo Gagnor di Novaretto, convinto di fare un piacere al duca Carlo Emanuele II, “ruba” il trittico dalla vetta del Rocciamelone (opera portata sul monte dall’astigiano Bonifacio Rotario nel 1358) e lo trasporta al castello di Rivoli, dove i reali stanno trascorrendo il periodo estivo, in maniera da risparmiare al duca la faticosa salita fino alla cima del monte. Nell’Esercito Garibaldino militava Gagnor Lorenzo fu Giacomo nato il 15 agosto 1834 in località non precisata della provincia Savoiarda di Susa, garibaldino col grado di soldato nella 17° divisione Medici, brigata Eberhardt reggimento Penzo (fonte Archivio di Stato di Torino). Ricordiamo inoltre il Condovese Giuseppe Pietro Gagnor vescovo di Alessandria. Monsignor Gagnor era un domenicano nato a Frassinere (To) il 16 ottobre 1886 e morto a Roma il 4 novembre 1964. Ordinato sacerdote il 30 luglio 1908 è destinato alle Missioni di Costantinopoli. Fu intrepido missionario in medio-oriente in un periodo di grande difficoltà per l’Europa orientale: nel 1913 vice-parroco ad Instanbul. Diventò anche Superiore della Missione di Beirut in Libano. Vescovo ausiliare di Caserta nel periodo bellico e successivamente Vescovo di Alessandria sino alla morte avvenuta a Roma durante i lavori della terza sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Nella guerra di liberazione Gagnor Aldo nato a Torino il 11 maggio 1922 e ivi residente in Piazza Vittoria 9, partigiano della 2° divisione Garibaldi venne catturato il 15 marzo 1944 e fucilato al Pian del Lot. Michele Gagnor fu sindaco di Condove nel 1815 e Giovanni Battista Gagnor nel 1845. Pietro Gagnor fu sindaco di Frassinere nel 1845.  Ci fu anche un religioso Rosminiano Don Michele Gagnor (Mocchie 1850 / Stresa 1891). A Mocchie ne è derivato il toponimo Gagnor nome di borgata.

GARNERO

Stemma: scaglionato di rosso e di verde, i pezzi orlati d’argento; col capo dello stesso.

Stemma GARNERO

Motto: SERVIRE DIO

Garnero è un cognome molto diffuso nel Piemonte occidentale e nel Nizzardo in Francia. Il cognome Garnero è derivato dal nome medioevale Garnerus (di cui si ha menzione in documenti risalenti al 1231..Hanc autem elemosinam et venditionem Petrus, filius dicti Garnerii, laudavit et approbavit, promittentes tam dictus Garnerus quam Petrus filius suus..) generato dal germanico “wahren” (difesa) e “heer” (esercito) quindi per esteso “protettore dell’esercito”. Cognome presente a Mocchie sin dal 1600 dove ne è derivato il toponimo Garneri, nome di borgata. A Condove si ricorda Suor Maria Garnero (1940-2011) nativa della frazione Bertolere, missionaria per 36 anni in Mozambico ed Angola. Garnero Giovanni Battista (detto Molina) fu uno dei feriti nella “battaglia” del Collombardo del 1837 tra Mocchiesi e Lemiesi. A Dronero in provincia di Cuneo i Garneri sono ricordati con il titolo di Consignori di Costigliole e di Saluzzo. Un Garneri Andreas è Ufficiale ducale a Nizza nel 1422; Anthonius è notaio a Nizza nel 1429 e 1457; Stephanus è canonico a Losanna. Monsignor Giuseppe Garneri di Cavallermaggiore fu vescovo della Diocesi di Susa dal 1954 al 1978.

GIUGLARD – GIUGLAR

Stemma (fonte Placido Bacco): Campo rosso e argento in croce di Sant’Andrea, con la cotta oro pendente accompagnata da una conchiglia d’oro.

Stemma GIUGLARD

Motto: Patrum operum immortate.

I Giuglard discendevano dai Giuillard o Giuglard, oriundi della Provenza. Un ramo raggiunse la Valle di Susa. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 sono citati come capi famiglia nel territorio condovese Joannetus Juglarii e Nicoletus Juglarii. Un Giuglard si insediò a Rubiana nel 1518. Di qui un certo Giuglard Andrea scese ad Avigliana e si insediò in Borgo Nuovo nel 1640. Un’altra linea di Giuglard si stabilì a Mocchie sin dal 1600. Un ramo si trasferì in Sant’Ambrogio verso il 1750.

GIULIANI  GIULIANO

Stemma (fonte Placido Bacco) : Campo superiore azzurro a tre stelle oro, inferiore rosso alla croce di Sant’Andrea argento.

Stemma GIULIANI

Motto: Gloriant in Cruce Domini.

Ci furono più famiglie di Giuliani sparse per il Piemonte. Era di origine transalpina il ramo proveniente da Julien e stabilitosi in Rubiana, in Frassinere ed in altri paesi alpini della Valle di Susa fin dal XIV secolo. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 sono citati come capi famiglia nel territorio condovese Andrea Juliani e Petrus Juliani. In Avigliana si insediarono diverse famiglie di cui la più antica aveva come capostipite Alessandro dei Giuliani di Frassinere che si era stabilito in Borgo S. Giovanni sin dal 1630.

LIAY

Stemma: D’azur à une épervier d’argent longé d’or perché sur un tronc d’arbre arraché du même (Di azzurro ad uno sparviero d’argento costeggiato di oro appollaiato su un tronco di albero stradicato d’oro).

Stemma LIAYS e LIAY

Di origine francese, la famiglia LIAYS, proveniva dalla regione della Bretagne in Francia dove era presente da diversi secoli. La si ritrova a differenti epoche, in diverse località e ci sono stati numerosi personaggi illustri di questo nome. Si segnala i personaggi degni di memoria: Henry cavaliere signore di Cerny, Jean referendario, poi consigliere al parlamento nel 1581, Nicolle, moglie del marchese di Marboeuf. Alcuni emigrarono in Piemonte e dopo essersi insediati nella valle Segusina a Mocchie intorno al 1500, furono chiamati LIAY o LIAJ. Nei primi anni del 1900 alcune famiglie LIAY di Mocchie riemigrarono verso la Francia a da lì anche verso gli USA. A Mocchie ne è derivato il toponimo Liaj nome di borgata.

LISTELLO LISTELLI

Si ipotizza che questa famiglia fosse originaria della Francia e precisamente delle regioni Rhône – Alpes – Provence, con la denominazione Listel. Di qui migrò in Piemonte e dopo essersi insediati nella valle Segusina, furono chiamati Listello o Listelli. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 è citato come capo famiglia nel territorio condovese Johannes Loastelli. Presente anche in Spagna con Listel. A Mocchie ne è derivato il toponimo Listelli nome di borgata.

Nell’anno 1753 una sentenza del Senato di Piemonte nella causa del fisco della castellata di Caprie contro Valeriano Listello di Giovanni Battista di Mocchie reo nell’anno 1749 in Condove di pratica scandalosa con Ludovica Vinassa da cui è nato un figlio, condannò il Listello V. alla fustigazione pubblica, bando dalla Provincia per un anno e al pagamento delle spese (fonte Archivio di Stato di Torino). Nell’anno 1757 una sentenza del Senato di Piemonte nella causa del fisco di Mocchie contro Michele Selvo di Mocchie reo nell’anno 1756 in Mocchie di aver ferito con una pietra Pietro Antonio Listello poi morto, condannò il Selvo alla pena di servizio come rematore sulle navi regie per 7 anni, indennizzare gli eredi dell’ucciso, pagamento delle spese ed altro (fonte Archivio di Stato di Torino). Alcune curiosità: su “La Valsusa” nell’anno 1911 si scrive che ignoti rubarono a Listello E. due orologi d’argento, in altro numero che nel Comune di Mocchie, al signor Listello F. addormentatosi dopo una bevuta sparivano lire 46.

MARTIN

Stemma (fonte Il Patriziato Subalpino di Antonio Manno ed. Vivant): D’azzurro all’agnello d’argento nascente sulla campagna di verde, cucita.

Stemma MARTIN di Signe

Motto: DOMINUS VIDET

Originari di Signe nella Tarantasia, la valle francese percorsa dal fiume Isère dalla sorgente fino ad Albertville. Emigrarono in Piemonte verso la fine del XVII secolo. Il ramo principale si stabilì a Torino con Pietro Enrico Martin, banchiere, padre di Melchiorre, Giuseppe e Lorenzo, stipiti questi due ultimi delle linee Montù Beccaria e di St. Martin. Personaggi minori si insediarono nella montagna di Mocchie ed in altre località del Pinerolese.

Nel Blasonario Subalpino di Federico Bona lo stemma dei Martin è così descritto: D’azzurro, all’agnello d’argento, pascente sulla campagna di verde, cucita.

Stemma MARTIN da Blasonario Subalpino di F.Bona

PAUTASSO

Stemma: D’azzurro a tre globi cerchiati d’oro e crociati d’argento

Stemma PAUT e PAUTASSO

Si ipotizza discendente dall’antico casato dei Pauctacius. Oltralpe compariva già nel secolo XIII nella forma Pautaci, Pautas, Pauc e Paut (cavalieri nel 1346 signori di Montmorand – Auvergne). In Piemonte del casato Pauctacius si trovano tracce sino al secolo XV (in due atti del 1410 Peronetto Pautacius è procuratore della Confraternita di Mattie e nel 1474 una località di Mattie, viene ricordata come proprietà “Pautacius” attraversata da un canale), successivamente si chiamarono Pautasso. Un ramo di questa famiglia si insediò nella montagna di Mocchie verso il XIV secolo. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 è citato come capo famiglia nel territorio condovese Anselmus Pautaci. Questa famiglia ebbe canonici (can. Luigi P.), parroci (don Giulio P.) e religiose. In un documento del 23/10/1568 conservato all’Archivio di Stato di Torino nella sezione patrimoni fascicolo 5 di Mompantero risulta la “cessione di ragioni sovra certi pascoli ivi specificati, fatta da Oldrado Bianco di Mompantero a favore di Giovanni Pautasso mediante fiorini 27″. Il 11/2/1766 una sentenza del Senato di Piemonte nella causa del fisco di Sant’Ambrogio contro Pautasso Michele di Mocchie reo di aver ferito in contrasto il 21/10/1753, con colpi di sciabola Ignazio Vinassa, condannò il Pautasso al pagamento di due scudi d’oro al fisco, all’indennizzo del ferito e al pagamento delle spese (fonte Archivio Stato di Torino). Un’altra sentenza del 4/3/1765 ha condannato Saturnino Pettigiani, reo di aver rubato un attrezzo da fabbro a Nicolao Pautasso di Mocchie, a 6 mesi di catena e pagamento spese (fonte Archivio Stato di Torino). Nella guerra di liberazione Pautasso Amedeo (Condove 25-05-1902) partigiano militante nella formazione 3° Brigata Gar. Albertazzi col nome di battaglia Michele, fu ucciso in un rastrellamento a Mocchie il 20-12-1943. Il mocchiese Alessio Pautasso costruì nel 1858 un pilone votivo all’ Alp di Tzanfuret nella montagna di Pratobotrile. Pautasso Giuseppe al ritorno della guerra 1915-1918 costruì il pilone votivo poco distante dalle case dell’alpeggio Sarmëtt. Pautasso Giuseppe di Emanuele nato nel 1879 a Pratobotrile emigrò prima in Francia e poi nel 1904 in Pennsylvania (U.S.A.) con la moglie Chiampo Virginia.  Altri Pautasso si stabilirono a Carignano, Cambiano ed in altri comuni sia del Torinese che del Cuneese. A Cambiano nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Vincenzo e Anastasio si trova la Cappella dedicata a S.Michele che in atti del 1700 era in parte di proprietà della famiglia Pautassi. In Carignano i Pautasso avevano numerosissimi esponenti già nel XVI secolo, Francesco partecipò nel 1553 ad una riunione di capi di casa (si dicevano capi di casa coloro che possedevano beni e potevano amministrarli liberamente), anche Bartolomeo, Gianmichele, Matteo, Giuseppe e Giovanni erano tra i capi di casa nel 1559. Nella discendenza Carignanese dei Pautasso troviamo militari, consiglieri comunali, rettori di confraternite e cappellani. Nella Chiesa Parrocchiale di Rivalta (TO) è presente su una colonna un affresco per ricordare la famiglia Pautasso benefattrice della Chiesa. Da ricordare deceduto a Milano, all’ età di 73 anni il professor Sergio Pautasso, critico e storico della letteratura italiana; Andrea Pautasso (Bra 1911- Torino 1985), detto il Comandante Bert durante la resistenza, appassionato di numismatica, si ricordano i suoi studi sulla monetazione celtica padana, fece parte di diverse società numismatiche e fu membro dell’Accademia di Sant’Anselmo; Pautasso Antoine Soldato al 341 reggimento fanteria francese figlio di Bartolomeo (emigrato da Faule (CN) in Francia nel 1866) e di Virginia Audibert nato nel 1885 à Istres (13) ucciso dal nemico nel 1914 à Heippes-Deuxnouds (Meuse).

PEROTTO

Stemma (fonte Placido Bacco) : Campo azzurro con tre peri oro. Sormontato il blasone da elmo intrecciato con uno scudo ed una spada.

Stemma PEROTTO

Motto: Partunt et tuctur

I Perotto ebbero antiche origini francesi. Dal Delfinato, intorno al 1300, passarono in Piemonte due capi-famiglia: Antonio e Giovanni. Il primo si insediò nel Marchesato di Saluzzo ed il secondo in Avigliana. Quest’ultimo pose il domicilio nell’antico borgo S. Martino (ora distrutto), nel 1314. Da Avigliana un ramo Perotto passò a Giaveno nel 1400. Altri discendenti si sparsero nella Valle di Susa poco prima del 1600 in diversi paesi tra cui: Rubiana, Almese e Mocchie. L’altro ramo di Antonio Perotto, passando dal Delfinato a Saluzzo nel 1312, si spostò successivamente nel circondario di Mondovì.

PETTIGIANI

Stemma (fonte Placido Bacco) : Campo copato, superiore azzurro con stella dorata a coda, inferiore a scacchi azzurri e argento in banda.

Stemma PETTIGIANI

Motto: Ista ducunta.

Di codesta famiglia si hanno ben poche conoscenze. Insediatasi in Valle di Susa, abitò fin dall’inizio a Condove, per poi passare ad Avigliana in Borgo Vecchio e a Drubiaglio dal 1690 in poi, zona in cui anche oggi tale cognome è molto diffuso. Ebbe canonici, parroci ed altri distinti ecclesiastici tra i quali il teologo Michele Antonio Pettigiani, parroco di Mocchie dal 1784 al 1791 e poi di Condove fino al 1840, Don Dionisio Pettigiani parroco di Maffiotto  dal 1953 al 1958 e poi a Laietto fino al 1977. Nel 1877 in ricordo dei coniugi Pettigiani Giuseppe ed Angela Cordola fu eretto il pilone votivo dei Gran Boschi. Una sentenza del 4 marzo 1765 nella causa del fisco abbaziale di Sant’Ambrogio contro Saturnino Pettigiani, reo di aver rubato a Nicolao Pautasso di Mocchie un attrezzo da fabbro, condannò il Pettigiani a 6 mesi di catena e al pagamento delle spese (fonte Archivio di Stato di Torino). Nel 1837 nella “battaglia” del Collombardo tra Mocchiesi e Lemiesi la diciassettenne Marianna Pettigiani ebbe le vesti bucate da una fucilata. Nei quaderni dell’archivio storico della Compagnia di San Paolo è citata una damigella Anna Maria Pettigiani che restò per 17 anni in una piazza Crosa, fino al ricevimento della dote nel 1770 (le piazze Crosa, emanazione della Casa del Soccorso figlia della Compagnia di San Paolo, erano così chiamate a seguito del testamento di Tommaso Andrea Crosa che nominò erede universale la Compagnia San Paolo impegnandola nella fondazione di nuove piazze, destinate all’educazione e al sostegno di fanciulle in pericolo di perdersi o capitar male o in imminente pericolo di perdere la propria onestà).

PEYRETTI e PERETTI

Peyretti conti di Condove da Racconigi, in Saluzzo ed in Torino. Feudi: Condove 1769 a Chiaffredo Peyretti.

Arma (fonte “Il firmamento nelle armi gentilizie subalpine” di Gustavo Mola di Nomaglio): D’azzurro, al leone d’argento, tenente con la zampa destra un ramo di rosaio, al naturale; con la banda di rosso, attraversante, carica di una cometa d’oro, verso il capo, e verso la punta di un monte, di tre colli all’italiana, di verde, ristretto, cucito.

Stemma PEYRETTI Conti di Condove

 Il Gustavo Mola di Nomaglio ne sottolinea l’uguaglianza con l’arma di Papa Sisto V (Felice Peretti) riferendosi in particolare allo stemma usato dal Carlo Maurizio Peyretti di Condove vescovo di Tortona. Nel 1824 il Cav. Francesco Peyretti di Condove fu Senatore nel Real Senato di Piemonte e Magistrato dei Conservatori generali di sanità in Piemonte.

RAVETTO

Stemma (fonte Blasonario subalpino): Troncato al 1° d’azzurro, al sole nascente d’oro, alla rapa di verde, fogliata al naturale

Stemma RAVETTO

Motto: AB ORTU USQUE AD OCCASUM

Famiglia originaria di Biella di cui si hanno memorie dal XVII secolo diffusasi poi in altre località tra cui la bassa Valle di Susa. Don Adolfo Ravetto fu parroco di Frassinere, Folatone e Bruzolo.

Il cognome Ravetto dovrebbe derivare, direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi, da soprannomi connessi con l’aggettivo latino ravus, rava (di colore beige scuro o marroncino chiaro): “…Quare Tibullus proprie sidera fulva appellavit. Est et aureolae species arenae, quam fulvam dixit Virgilius: et genus quoddam aquilae ab Aristotele maxime celebratum, colore etiam fulvo. Qui si obtusus quodammodo est, atque obscuratus, vocatur ravus….”, o con il termine latino ravis (con voce roca), o anche con il sostantivo latino dialettale rava (rapa), in alcuni casi è possibile anche che derivino, direttamente o attraverso alterazioni, dal nome medioevale germanico Ravo di cui abbiamo un esempio in questo scritto del 1358: “In die dominica, die Katherine.. ..Et cum Hinricus dux, filius Alberti Magnopolensis, placitavit cum duce Saxonie in Ghodebutze, consumpserunt. Item, cum Albertus Magnopolensis fuit in Ghodebutze, consumpserunt. Item dominus Ravo de Barnekowe et Putzekouwe equitaverunt versus Criwitze et placitaverunt ibi pro captivitatibus ..”. Altra ipotesi è che derivi dal nome medioevale Ravaxius o Ravasius, basato sul termine medioevale germanico a.a.t. rāwa (pace, riposo), con il probabile significato di Pacifico, portatore di pace.

RE

Stemma dei Re di Mocchie (fonte Placido Bacco): Tre teste coronate, in campo rosso e verde

Stemma RE di Mocchie

Motto: VI RE (con la forza i Re).

Il Padre Placido Bacco ipotizzava che le famiglie Re e De Regibus provenissero da un solo stipite originario di Asti dove comparivano già nel 1100. Nobilissimo casato astigiano, di fazione ghibellina, i Regibus possedevano un palazzo casaforte, in Asti, sin dal XIII secolo. Alcuni membri della famiglia nel XV secolo si trasferivano a Torino ed in seguito ad Avigliana, Giaveno ed a Mocchie.

Nel 1660 documenti della Parrocchia di Mocchie inerenti la cappella di S. Antonio da Padova citano Giacomo Re che viveva a Mocchie frazione Sinati figlio del fu Valeriano. Nel 1680 Re Giacomo dispone delle sue sostanze tra i suoi tre figli: il notaio Giovanni Battista, Valeriano e Giovanni Michele. Tra i discendenti di Giovanni Battista e Valeriano si susseguirono notai e avvocati. Giovanni Michele scendeva in casa Borla sposandone la figlia unica erede e da questa unione nacque Giovanni. Nel 1681 Giovanni Michele rimasto vedovo si risposava con Anna Perodo, figlia del nobile Giovanni Battista. Deceduti i genitori l’ancora minorenne Giovanni venne affidato alla tutela dello zio Valeriano. Giunto alla maggiore età Giovanni si sposava con la figlia di Brida Antonio e dalla loro unione nasceva Giovanni Francesco. Da Giovanni Francesco e Anna Elisabetta Cordola nasceva Giovanni Battista (1729-1778) che nel 1749 sposava Anna Lucia Franzone e scese a vivere alla frazione Grangetta di Condove. Lì nascevano Michelangelo Luigi nel 1772, Giovanni Francesco nel 1773 e Maria Teresa Francesca nel 1775.  Giovanni Francesco Re (1773-1833) fu autore di numerosi lavori scientifici tra i quali “Flora Segusiensis” ultimata nel 1805 e “Flora torinese” nel 1825 che resero celebre il botanico tra gli scienziati contemporanei. Nel 1701 un Don P. Re era curato di Frassinere. Don Giuseppe Re fu parroco a Maffiotto dal 1903 al 1925. Michelangelo Re era sindaco di Condove nel 1828.

Nel Blasonario delle Famiglie Subalpine di Federico Bona lo stemma dei Re Signori di Monte Castello, Prasco, Quattordio, Solero è così descritta: Scudo scaccato d’argento e di rosso col capo d’oro. Cimiero: un leone d’oro nascente, coronato, tenente con la bocca e le zampe una catena di ferro.

Stemma RE di Asti da Blasonario Subalpino

Motto: FORTIOR EST VIRTUS

REINAUDO (REYNAUD – RAINALDI – RAYNALDI)

Stemma (fonte Patriziato Subalpino di A. Manno Torino 1895 – 1906 vol. 25 pag. 27/29) da Avigliana e Nizza : D’azzurro alla volpe d’oro rampante.

Stemma REINAUDO di Nizza da Blasonario Subalpino

Stemma REINAUDO di Nizza da Blasonario Subalpino

Antico in Avigliana e Nizza, l’origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale Reinaudo (con una variante in Reynaudo), che, per tramite del francese Reynaud, nasce da un’italianizzazione del nome germanico Reinwald, meglio conosciuto nella forma Rinaldo. In conclusione, si tratta della cognominizzazione del nome personale del capostipite. Presente anche in Francia come Reynaud, Raynaud o Rainaud fin dal XIV secolo nell’Auvergne, Gévaudan e Dauphiné. Guillaume Rainaud, priore di Valbonne, eletto generale dei Certosini (1367), era della provincia dell’Auvergne, rifiutò la berretta cardinalizia che gli offriva il papa Urbano V. Marie-Joseph-Arturo Reynaud di La Gardette di Favier, nato a Bollène (Vaucluse) nel 1840, fu autorizzato, per decreto del 27 luglio 1877, a rilevare il nome, titolo romano ed armi della famiglia di FAVIER che gli è stato tramandato, a titolo di figlio adottivo, per il suo prozio materno, Henri-Joseph di Piellat, marchese di Favier, morto senza posterità, ad Avignon, il 26 giugno,1802.

Stemma Reynaud di Francia (originariamente dei Favier poi rilevato nel 1877 dai Reynaud – fonte www.jean.gallian.free.fr): Ecartelé, aux I et IV de gueules à la bande d’or chargée de deux pals d’azur et accostée de six étoiles d’argent rangées en fasce, trois en chef et trois en pointe ; aux II et III, de gueules à la grue d’argent tenant sa vigilance d’or, au chef cousu d’azur à trois bandes ondées d’argent.

stemma reynaudMotto: Semper vigilans.

ROCCI

Stemma (fonte Placido Bacco) : Campo rosso con fregio in oro che evidenzia una punta di monte verde che reca un pomo d’oro.

Stemma ROCCI secondo Placido Bacco

Motto: Maturum ditigitur, intendendo nell’allusione soggetti dotati di prudenza e di maturità, indipendentemente dalla posizione sociale.

Famiglia distribuitasi in più parti della Valle di Susa. Era nobile nella Bassa Italia e nella Francia. Provenienti da Burgoy di Borgogna, i Rocci si stabilirono in Mocchie nel 1580. Indi si suddivisero in più rami in Torino, in Abruzzo e in Avigliana nell’anno 1700. Qui formarono tre famiglie: una in Borgo S. Giovanni e due in Borgo S. Maria. Alessio Rocci fu sindaco di Condove nel 1770.

Nel Blasonario delle Famiglie Subalpine di Federico Bona l’arma dei Rocci di Torino (famiglia con memorie dal XVII secolo) è così descritta: D’oro, alla mano di carnagione, tenente un tralcio di vite, con tre grappoli d’uva nera e tre pampini al naturale, con il capo d’argento, cucito, carico di un’aquila coronata, di nero.

Stemma ROCCI di Torino secondo Blasonario Subalpino

SENOR – SENORE – SEÑOR

Stemma Señor (fonte www.misapellidos.com): En campo de gules, una onda de oro. Bordura de gules con ocho estrellas de plata. In campo rosso una onda d’oro. Bordura di rosso con otto stelle d’argento.

Stemma SENOR

 Gli abitanti delle borgate di Mocchie e Frassinere si tramandano oralmente una suggestiva origine di questo cognome. Si narra che anticamente una nobile spagnola si innamorò di un gitano. Quest’amore contrastato dalla sua nobile famiglia costrinse i giovani alla fuga dalla Spagna e in cerca di un angolo remoto in cui rifugiarsi giunsero fra i loro monti. Non sappiamo se sia verità o leggenda ma l’origine del cognome Senor (Señor in spagnolo) è sicuramente spagnola (derivato dal latino Senior e Senioris) e più precisamente dalla Galizia (l’antica provincia Romana detta Gallaecia che si estende nella parte nord occidentale della Spagna) dove è presente come Señor ma anche nella forma Señorans e Señoris. Il cognome Señorans è citato nel trattato “Linajes y Blasones de Galicia “, che è il più importante trattato dell’araldica della Galizia di padre Crespo. Documentata in Galizia la presenza del cognome Señior da Tombo de Celenava nell’anno 936-937 “Item alia terra que ibi comparavit de Señior” (…. altra terra acquisita da Señior). Toponimi: Señor, luogo di San Vicenzo da Baña, La Baña, La Coruña e di Santa María de Fisteus, Curtis, La Coruña. La presenza nella montagna Condovese risale al XVII secolo (archivio Parrocchiale di Frassinere nel registro dei nati dal 1658 al 1667 risulta un Senor).

VAYR

Stemma (fonte Placido Bacco): Campo copato, superiore oro ed inferiore argento e azzurro, recante fringuello nero con svolazzo in campo pieno.

Stemma VAYR

Motto: Particitur caiestate.

Famiglia originaria della Normandia, passò in Piemonte ove in diversi luoghi mantenne la denominazione francese (Vayr – Vair) ed in altri la mutò in Vayra. Il primo che dalla Francia venne nella nostra regione fu un certo Ilario Vayr che, stabilitosi ad Avigliana, acquistò una casa nel 1306, mentre il figlio, nel 1370, lasciò suo erede la chiesa di S. Pietro. Altri Vayr si stabilirono poco dopo il 1500 in Valgioie ed altri nel 1600 in Frassinere: sia nell’uno che nell’altro Comune, acquistarono terreni e proprietà. Nei Consegnamenti dell’anno 1383 è citato come capo famiglia nel territorio condovese Johanninus Vayr. A Mocchie ne è derivato il toponimo Vayr nome di borgata. Nel 1505 Costanzo Vayr è sindaco di Mocchie. Nel 1891 il giovane Giovanni Vair a 26 anni, imbarcandosi a Genova sulla nave Jumna, emigrò in Australia nella regione del Queensland, con lui altri valligiani tra cui Aventino Borello di Chiusa S. Michele di 17 anni.

VERCELLINO

Stemma (fonte Placido Bacco): Campo argento circondato da quattro gigli oro di Francia in campo azzurro. Al cimiero una striscia nera con una pietra nella grotta.

Motto:Pondere totius.

I primi Vercellino sono di origine francese. Un ramo venne in Piemonte e si fermò nella Valle di Susa, prima in Chianocco nel 1600, indi in Avigliana e di qui sulle nostre montagne.

VERSINO

Stemma Versen: D’azur à un poisson volant d’argent en bande couronné avec une bague d’or en bouche. Casque couronné. Cimier trois épis au naturel.

Di azzurro ad un pesce alato d’argento coronato in banda e con un anello d’oro in bocca. Casco coronato. Cimiero tre spighe di grano al naturale o tre rose rosse su steli con foglie verdi.

Derivante dall’antico nome latino di origine germanica Versus, la famiglia dei Versen o Versini è probabilmente di origine nordica, proveniva dalla Pomerania regione a sud delle coste del Mar Baltico , che si trova in Germania e Polonia tra e sulle rive dei fiumi Vistola e Oder. Si insediarono in Francia (specialmente in Corsica) e in Piemonte modificando il nome in Versin e Versino. Si stabilirono inizialmente nella Valle di Viù (nel Comune di Viù ne è derivato il toponimo Versino, nome di borgata), e successivamente verso il 1600 nella Val Sangone a Giaveno e in Valle di Susa a Mocchie.

VINASSA

Discendenti dall’antico casato dei Vinacius si stabilirono a Mocchie sin dal 1600. In Francia il comune di Vinassan di 2.449 abitanti situato nel dipartimento dell’Aude nella regione della Linguadoca-Rossiglione, fa risalire il suo nome ad un dominio dell’epoca romana ed al nome del suo proprietario del casato Vinacius. Da ricordare Monsignor Giuseppe Vinassa, nato a Mocchie il 13 luglio 1840 parroco di Laietto per 17 anni, fece notevoli opere alla chiesa parrocchiale, tra le quali il campanile, l’ampliamento del cimitero, la scuola e riedificò la Cappella del Collombardo, fu nominato Canonico Onorario della Cattedrale di St. Jean de Maurienne, morì il 22 luglio 1924 nella parrocchia del Moncenisio. Don Giò Antonio Vinassa fu parroco di Mocchie dal 1612 al 1644. All’Archivio di Stato di Torino alcune sentenze citano dei Vinassa: quella del 3 marzo 1752 nella causa del fisco di Mocchie e Castellania di Chiavrie contro Antonio Vinassa fu Valeriano di Mocchie, reo di vari reati e condannato a tortura nel capo dei complici, servizio come rematore sulle regie navi per 10 anni, indennizzo dei danneggiati e pagamento spese. La seconda del 12/12/1760 contro Valeriano Vinassa di Matteo di anni 22 residente a Mocchie, reo di aver ferito il 31/5/1760 in contrasto con un colpo di coltello tale Antonio Gurlino poi morto, condannato a servire come rematore sulle regie navi per 5 anni, indennizzare gli eredi dell’ucciso e pagamento delle spese. Ancora quella del 18 maggio 1765 contro Domenico Vinassa di Mocchie reo di aver rubato un paio di calze e un fazzoletto, condannato a 3 anni di catena e pagamento spese. Il 21/10/1753 Ignazio Vinassa di Mocchie fu ferito da Michele Pautasso in contrasto a colpi di sciabola.

(Gianni Cordola)