La storia

Queste pagine vogliono essere un primo tentativo per aiutarci a ricordare qualcuno dei tanti avvenimenti di per sé piccoli ma anche importanti che ebbero a caratterizzare il Coindo in questi ultimi secoli e che permisero a questa piccola comunità di mantenere la sua identità pur trovandosi tra borgate molto più grandi come Laietto e Pratobotrile. Si tratta di pochi argomenti che ho potuto conoscere dalla viva voce dei miei vecchi, pochi ricordi, “cite splùe” (piccole scintille) che potrebbero invogliare qualcuno a dare voce ai ricordi, anche se lontani nel tempo; sarò lieto di trovare spazio per inserirli e renderli visibili a tutti.

PS – Alcune pagine sono scritte interamente od in parte nella lingua piemontese, nel caso si abbia qualche difficoltà a leggere, consultate prima le regole di pronuncia nel file PDF sottostante:

Ommi, ma mi sai pa lese ël piemontèis

La prima storia scritta ci fa rivivere come in un sogno, la vita della frazione Coindo di Condove, un quadro di serena e semplice convivenza in una borgata di montagna.

“I Cordòla del Coindo”

La seconda storia è la versione in lingua piemontese della precedente, “për nen dësmentié la lenga dij nòstri vej” (per non dimenticare la lingua dei nostri vecchi).

“Ij Cordòla dël Coindo (ant la lenga dij nostri vej)”

La terza storia riguarda la tradizionale festa del 2 agosto al Collombardo, Santuario costruito nel 1705, sullo spartiacque tra il comune di Mocchie (ora Condove) e quello di Lemie, oggetto di varie dispute e scontri tra le popolazioni locali. In particolare ricordiamo il 1837 l’anno della battaglia.

“La battaglia del Collombardo”

La quarta è dedicata al Francoprovenzale, il patois della borgata Coindo di Condove, un tempo lingua madre di tutte le frazioni dei vecchi Comuni di Mocchie e Frassinere; per conservare ciò che i nostri vecchi ci hanno lasciato, parlare e scrivere a nostro modo ed insegnarlo ai nostri figli.

“Il Francoprovenzale”

Nella quinta pagina troviamo il Castrum Capriarum (Castello di Caprie), i cui resti sorgono su uno zoccolo roccioso tra Caprie e Condove, e che erroneamente una tradizione locale di fine Ottocento ha attribuito a Condove, nel cui territorio si trova denominandolo pomposamente “del Conte Verde”.

“Castrum Capriarum”

La sesta pagina è dedicata ai Celti, valoroso popolo che con la migrazione del 500 a.C. si stabilì nella Valle di Susa e nella montagna condovese.

“I Celti”

In questa settima pagina facciamo un appassionante viaggio “nell’altra storia” quella del costume e delle tradizioni di una borgata di montagna: il Coindo di Condove, che ama scoprire nel passato improbabili tracce di diavoli e masche con frammenti di ritualità celtica così che la leggenda si fonde con la realtà, il mito entra nella storia e le notizie, i fatti, i luoghi, dipingono un mondo inconsueto ed affascinante.

“Le masche”

In ottava pagina un argomento in parte correlato al precedente: trattiamo di guaritori e guaritrici un aspetto della nostra memoria storica cui è necessario accostarsi con curioso interesse e senza pregiudizi.

“Guaritori e guaritrici”

In nona pagina Monica Cordola affida ad una penna stilografica virtuale i racconti dei nonni materni percorrendo a piccoli passi la loro vita alla borgata Constans di Oulx.

“Piccoli passi di storia passata”

Alla decima pagina è riportato un episodio del libro Cuore di Edmondo De Amicis, in cui l’alunno Enrico Bottini va a far visita al vecchio maestro del padre in quel di Condove. L’ambientazione è la Torino dell’Unità d’Italia, e più precisamente tra il 1878 (anno d’incoronazione del Re Umberto I) ed il 1886 (anno della pubblicazione del libro).

“Il maestro di mio padre”