Quando si saliva sul monte Rocciamelone da Foresto negli anni 50

Quand’ero ragazzino negli anni 50 del secolo scorso ed abitavo alla contrada dei Fiori di Condove, c’era un evento oltre a quello del 2 agosto, festa della Madonna degli Angeli patrona del Santuario del Collombardo, a cui mio padre non voleva assolutamente mancare ed era il 5 agosto festa della Madonna della Neve sulla sommità del monte Rocciamelone, patrona della Diocesi di Susa.

Non sempre si saliva il giorno della festa ma l’importante era farlo nel periodo di fine luglio – agosto. Quel giorno mio padre e due fratelli più grandi si svegliavano presto, e dopo una buona colazione e preparato lo zaino con viveri per due giorni, scendevano a piedi dai Fiori fino alla stazione ferroviaria di Condove e da lì prendevano il treno accelerato per Bussoleno.

Giunti a Bussoleno con una breve camminata arrivavano alla Chiesa parrocchiale di Foresto e da lì seguivano le indicazioni per il sentiero dei Ginepri. Al primo bivio prendevano il sentiero dei Monaci fino a passare il Monte Molaras raggiungendo Chiamberlando. Passavano poi diversi alpeggi fino a Borgata Tour (1825 m), da qui un ultimo tratto fra prati e sentieri portava alla partenza della salita principale, la Riposa (2150 m), che a quei tempi era un rudere diroccato.

La salita non si faceva attendere e i primi passi mettevano già a dura prova. Il paesaggio però era talmente bello che quasi non sentivano la fatica. Il percorso era segnalato da tacche di colore bianco/rosso e risaliva il fianco della montagna attraversando prati immensi. Verso la quota di 2476m una breve sosta per bere la fresca acqua della fontana Taverna. Riprendevano la cresta e finalmente intravvedevano il Rifugio Ca d’Asti (2854 m) posto dove passavano la notte in modo molto spartano. Allora il rifugio consisteva in un piccolo ricovero in legno e pietra e svolgeva il ruolo di punto di appoggio per chi non riusciva a completare la salita verso la cima (fu poi ristrutturato nel 1974).

L’indomani ripartivano con primo obiettivo la Croce di Ferro, che trovavano lungo il sentiero a quota 3306 m. Da Ca d’Asti notavano come il paesaggio cambiava e gli ampi pendii ricoperti d’erba si trasformavano in pietraie. La salita era sempre sostenuta e il percorso era su roccia e su sentiero abbastanza ristretto.

Una volta alla Croce, mancava l’ultimo tratto per arrivare alla vetta: il pezzo un pò più difficile. Qui bisognava prestare molta attenzione in quanto il sentiero era molto stretto e si arrampicava fra le rocce. Il tratto era comunque attrezzato con delle corde per i passaggi più difficoltosi.

Ancora poco più di 200 m di dislivello ed erano sulla vetta più alta della Val di Susa. Se prima ad ogni passo era un: “Chi me lo ha fatto fare?”, adesso trovavano la risposta. Lassù sembrava esserci spazio solo per le cose belle, un punto di vista privilegiato per osservare il mondo.

Ai loro piedi vedevano: Susa, tutta la valle fino a Torino, il Monviso e il Monte Rosa. Dall’altro lato il ghiacciaio e il Lago di Malciaussia nelle valli di Viù.

Mio padre Anselmo (del 1903) con mio fratello Lino (del 1935)

In cima c’era il Rifugio Santa Maria e poco più su la statua della Madonna. Breve sosta di raccoglimento con le numerose persone presenti, e per rifocillarsi, e poi iniziavano la discesa che li doveva portare prima a Foresto poi a Bussoleno e col treno a Condove. La discesa era eterna, metteva a dura prova piedi e ginocchia, ma permetteva di apprezzare e valutare il dislivello totale che, concentrati durante la salita, non riuscivano quasi a valutare.

Questo itinerario era molto faticoso, si macinavano 3000 metri di dislivello dai 505 m di Foresto ai 3538 m del Rocciamelone, ma in quel tempo mio padre e i miei fratelli erano allenati a percorrere lunghe distanze a piedi in montagna. Oggi solo gli sportivi raggiungono il Rocciamelone da Foresto, normalmente si raggiunge con l’auto il piazzale sottostante la Riposa e il tragitto è molto più breve adatto a persone di qualsiasi età purché abbiano un minimo di preparazione ad affrontare faticose salite.

Gianni Cordola

Mio padre Anselmo (classe 1903)
Mio fratello Lino (classe 1935)

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