Un pellegrinaggio d’altri tempi da Mocchie al Rocciamelone

Da sempre, alzando lo sguardo al cielo, gli abitanti della Valsusa scrutano il massiccio del Rocciamelone, con la sua imperiosa vetta di forma piramidale. È una montagna ricca di storia e di leggende; nei secoli passati era considerata (erroneamente) dalla popolazione locale, impressionata dalla sua mole, la più alta cima delle Alpi e fu meta di pellegrinaggi diventando un luogo di culto e di beatitudine spirituale. Il pellegrinaggio al Rocciamelone (3.538 m) è un’ascesa storica che unisce fede e alpinismo, con l’evento principale fissato tradizionalmente per il 5 agosto: Festa della Madonna del Rocciamelone.

Nel 1945 l’allora parroco di Mocchie (comune autonomo fino al 1936 poi borgata di Condove) Don Romolo Mosconi per ringraziare la Madonna di aver posto fine alle sofferenze della guerra, propose un pellegrinaggio a piedi partendo da Villa di Mocchie per raggiungere la vetta del Rocciamelone. La proposta raccolse 32 adesioni. Partirono un sabato di agosto alle quattro del mattino dalla borgata Villa. Raggiunsero prima Frassinere e poi Prarotto, da lì percorrendo una mulattiera proseguirono fino agli alpeggi di Maffiotto per poi collegarsi con il sentiero dei 2000.

I più anziani della comitiva che già conoscevano il percorso raccomandarono a tutti di portare una bottiglia o borraccia da riempire d’acqua sopra gli alpeggi perché poi per un lungo tratto non ne avrebbero più trovata.

Il sentiero era abbastanza tracciato e strada facendo superarono le due rovine in direzione di Chianocco e affrontarono la dura salita del Colle delle Coupe (2345 m). Don Mosconi si legò la tonaca in alto con una cordicella per far si che gli facilitasse i passi in salita.

Giunti sul colle trovarono la casermetta ancora in ottimo stato e di fianco una vasca circolare in cemento per raccogliere l’acqua piovana. La cisterna era quasi piena ma imbevibile a causa di sostanze poco pulite in superficie. Ripreso il cammino giunsero al Colle della Croce di Ferro (2558 m) dove il gruppo fece una sosta per il pranzo vicino alla fontana in un bel prato con tante stelle alpine.

Dopo un breve riposino ripresero il cammino per raggiungere “ël pass dla cevra”, il passo della Capra (2456 m) e dopo ancora un’oretta di marcia, passato il costone, videro finalmente in lontananza la fontana Taverna e il rifugio Ca d’Asti (2854 m).

Giunti al rifugio passarono la notte in modo molto spartano. Allora il rifugio consisteva in un piccolo ricovero in legno e pietra e svolgeva il ruolo di punto di appoggio per chi non riusciva a completare la salita verso la cima (fu poi ristrutturato nel 1974). L’equipaggiamento per dormire consisteva nel mantello allora in uso agli uomini per ripararsi dal vento gelido.

L’indomani ripartirono con primo obiettivo la Croce di Ferro, che trovavano lungo il sentiero a quota 3306 m. Da Ca d’Asti notavano come il paesaggio cambiava e gli ampi pendii ricoperti d’erba si trasformavano in pietraie. La salita era sempre sostenuta e il percorso era su roccia e su sentiero abbastanza ristretto. Una volta alla Croce, mancava l’ultimo tratto per arrivare alla vetta: il pezzo un pò più difficile ma lo affrontarono con l’entusiasmo di chi vede avvicinarsi il traguardo.

Giunti in cima sembrava esserci spazio solo per le cose belle, un punto di vista privilegiato per osservare il mondo. Ai loro piedi vedevano: Susa, tutta la valle fino a Torino, il Monviso e il Monte Rosa. Dall’altro lato il ghiacciaio e il Lago di Malciaussia nelle valli di Viù.

In cima c’era il Rifugio Santa Maria e poco più su la statua della Madonna. Don Mosconi celebrò la messa per loro e per i tanti pellegrini che portavano quadri di ringraziamento alla Vergine per grazia ricevuta in diverse avversità della guerra. Breve sosta per rifocillarsi, e poi, pur sapendo che il ritorno sarebbe stato meno faticoso, decisero di scendere a Susa, poi col treno a Condove, e per finire salita a piedi dalla stazione ferroviaria a Mocchie. Tutti i partecipanti ricordano le oltre dodici ore di marcia impiegate da Villa di Mocchie al rifugio Ca d’Asti.

Agosto 1945 alcuni partecipanti al pellegrinaggio Mocchie – Rocciamelone

Gianni Cordola

Bibliografia: Bollettino parrocchiale Valle del Gravio e del Sessi – gennaio 2016

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