I mulini della montagna Condovese

Nel secolo XVI Condove, Mocchie e Frassinere appartenevano ancora alla Castellania di Chiavrie e, attorno ai principali nuclei abitati, costituiti da case che accorpavano le funzioni civili e rurali, si presentava un uso del territorio caratterizzato da orti, campi, gerbidi, prati, maggenghi e pascoli, che denunciavano chiaramente la vocazione agricola e pastorale della comunità. La distribuzione altitudinale dei cereali coltivati in età tardo-medievale è ricostruibile attraverso l’ampia documentazione disponibile, per la Valsusa, costituita dai contratti di affitto e decime che i singoli abitanti e le comunità pagavano agli abati di San Giusto di Susa.

La segale, caratterizzata da una germinazione rapida anche alle basse temperature e da un breve ciclo vegetativo, era indubbiamente la specie più diffusa anche alle alte quote; ma era presente in maniera diffusa anche il grano, l’orzo, che, sebbene sia meno resistente al freddo della segale, cresceva anche dove il frumento non si adattava bene. Non mancavano inoltre cereali tipicamente medievali, come il miglio. Solo in alcune località a quota più bassa ed in pianura era presente anche il mais.

Produzione sementi a Condove, Mocchie e Frassinere anno 1829¹

SementiCondoveMocchieFrassinere
Grano (emine)²15401500400
Segale (emine)193060005600
Orzo (emine)1401000650
Avena (emine)30020001500
Mais (emine)1670

L’economia degli abitanti oltre che sui pascoli e sull’allevamento di animali si basava sui due corsi d’acqua principali, i torrenti Gravio e Sessi e su alcuni rii di grande portata quali il Puta e il Merdarello. Da questi corsi d’acqua venivano ricavate bealere e canali per l’irrigazione di prati e campi, ma anche la forza motrice per le ruote dei mulini e delle fucine. Nei mulini si macinavano segale e altri cereali per farne farina, ma si pestavano anche noci per ottenere olio e spesso si abbinavano attività diverse di fucina, segheria o tessitura per soddisfare i bisogni della popolazione.

Le ruote dei mulini erano generalmente azionate dalla corrente d’acqua di un’opera di derivazione; in questo modo si evitava di ostruire l’alveo con strutture ingombranti facilmente soggette al rischio di piene e si controllava la forza dell’acqua. La derivazione di acque per mulini era regolamentata e il loro sfruttamento era oggetto di specifiche convenzioni da parte delle comunità di paese e sempre citate nei Consegnamenti di beni e canoni spettanti all’abbazia di S. Giusto di Susa.

Per la loro posizione i mulini furono ripetutamente danneggiati, o completamente distrutti, e successivamente ricostruiti. L’immagine dei mulini travolti dall’acqua è forse la più bella sintesi tra l’acqua che costruisce e l’acqua che distrugge. L’edificio che funziona grazie alla forza dell’acqua vede interrotto il suo funzionamento dalla forza eccessiva dell’acqua stessa. All’inizio del 1900 il numero dei mulini sul territorio dei tre comuni risultava più o meno lo stesso numero di quelli cinquecenteschi.

Salendo da Condove lungo il percorso della bealera comunale dei mulini, dalla presa in Gravio alla Dora, si raggiungono le Fucine inferiori, dove era presente un mulino con una grande ruota (ël mulin dë sota ò ‘l mulin ëd fons), il mulino inferiore delle fucine che fu, nel Settecento, dei Nurisso, e negli anni successivi gestito dai Garnero (1832), dai Guglielmone (1874), dai Pautasso (1911) ed altri ancora. L’ultimo esercente fu Chiaffredo Rolando e, al suo decesso, la moglie Martina Rosa, la mugnaia di Condove, fino agli anni ottanta del secolo scorso.

Proseguendo si raggiunge la fucina Col, attivata dal 1879 da Celestino Col su un opificio più antico, infatti vecchi documenti attestano che già alla fine del 1700 si lavorava il ferro e prima ancora la canapa. Nel medioevo questa fucina forgiava armamenti per il duca di Savoia.

Salendo ancora troviamo un secondo mulino con annesso forno (ël mulin dë dzora ò mulin molòire) trasformato dalla preesistente fucina settecentesca di proprietà del fabbro Margaira Luigi e, alla sua morte, della figlia Domenica che la gestiva con il marito Giovanni Battista Borla. Detto mulino funzionò fino alla fine degli anni ottanta del secolo scorso.

Ancora più su troviamo la fabbrica delle lime, la segheria e il mulino di punta o fabbrica del sapone (ël mulin ëd ponta ò fàbrica dël savon), fino a raggiungere l’attuale centrale idroelettica. Il mulino di punta era l’antico mulino Vinassa-Viretto diventato centrale elettrica per illuminare il paese nel primo novecento col nuovo proprietario Stefano Palli. Successivamente in quei locali furono esercitate varie altre attività quali una fabbrica di rivetti, una coltelleria, un saponificio.

La presenza della bealera comunale dei mulini costituì nel passato, oltre che un beneficio da sfruttare a pagamento (con tanto di pubblico registro delle derivazioni dell’acqua e pagamento annuale di canone per la concessione) anche un pericolo costante durante le alluvioni, divenendo la via privilegiata di sfogo delle acque del torrente Gravio.

Più in alto lungo il Gravio troviamo i tre mulini della famiglia Selvo (ij mulin dël Gravi)verso il Martinetto a Mocchie sulla via che porta alla cappella Madonna delle Grazie. Il primo sorgeva sul rio Puta e fu ricostruito dopo essere stato distrutto da un’alluvione nel 1891; gli altri due alimentati dal Gravio. Martinetto un nome che evoca rumore dell’acqua sulle ruote a pale, il ronzio delle pulegge, cigolio di macine e fragore di magli, nuvole di farina e l’odore della forgia. Questa era, nel passato, l’area artigianale di Mocchie e si possono ancora distinguere il mulino, la fucina coi supporti per il maglio e il forno.

Risalendo ancora si trova il mulino del Tugno (ël mulin dël Togn) presso il torrente Gravio esercito da Antonio Croce e dal figlio Battista fino al 1957 quando l’esondazione del Gravio ne determinò la chiusura. Fra il luglio del 1942 e l’agosto del 1943 vennero registrate quasi 19 tonnellate di frumento³ da macinare che resero 16 tonnellate di farina e il resto in cruscami. Nello stesso periodo furono lavorati 17 quintali e 57 chilogrammi di segale producendo oltre 13 quintali di farina. Di granturco se ne macinava molto poco, nel novembre 1941 ne furono lavorati 65 chilogrammi e nei due anni successivi neppure uno.

Più su il mulino anticamente chiamato di Cantarana, (ël mulin ëd bepin) verso Rosseno, così chiamato in onore del suo proprietario Giuseppe Alpe, era un mulino di elevata tecnologia. Era dotato di una coclea o vite di Archimede, un macchinario usato per sollevare e trasportare materiali granulari come i cereali direttamente alla macina senza mai fermarsi. Poteva lavorare a ciclo continuo senza interruzioni. Aveva anche un forno nel quale venivano cotti 40 micconi di pane contemporaneamente. Chi usufruiva del forno lasciava un miccone come compenso. Fu danneggiato dall’alluvione del Gravio nell’anno 1957 e non più ripristinato.

Verso la parte alta della valle c’era il mulino di Francesco (ël mulin ëd Cichin) ed un altro diventato una centrale di produzione elettrica. Verso est alla borgata Gagnor, il mulino di Puta, (ël mulin ëd gagnor), dal nome del rio da cui è alimentato.

Nella valle del Sessi un mulino esercito fino al 1935 dalla famiglia Cordola Giuseppe si trovava sotto la borgata Coindo (ël mulin dël Coindo); il mulino del Coindo era alimentato dalla gora del molino derivata dal torrente Sessi, è chiamato di Laietto in alcune mappe. Un altro molino si trovava più a monte del precedente ed era il mulino di Chiandone (ël mulin ëd tsandoùn) già in disuso da diversi anni ( a Mocchie nel 1838 risultavano esistenti due fucine, una attiva nella regione del Gravio di Stefano Croce e l’altra non funzionante in regione Chiandone). Un altro mulino più recente era sulla sponda sinistra del Sessi più in basso rispetto a quello del Coindo-Laietto e già nel territorio del comune di Caprie località Peroldrado.

Intorno ai mulini c’erano quindi attività produttive diversificate a seconda delle necessità contingenti. Ad usufruirne erano gli abitanti delle tante borgate e casolari sparsi dei tre comuni Condove, Mocchie e Frassinere: ognuno si serviva presso il mulino più facilmente raggiungibile attraverso le poche strade carrozzabili e le tante mulattiere che attraversavano boschi e valloni. Dopo l’alluvione del 1957 con esondazione di torrenti e rii tanti mulini danneggiati non furono più ripristinati, anche per il progressivo spopolamento della montagna causato dalla industrializzazione della valle.

Riporto a seguire i dati riferiti ai mulini tratti da documenti pubblici dell’epoca:

Nella guida commerciale d’Italia dell’anno 1906 troviamo:

Condove – Molini (eserc.): Col Valentino

Mocchie – Molini (eserc.): Cordola Vinc. – Croce M. – Davi Antonio – Selvo Battista

Nell’annuario generale d’Italia, una pubblicazione periodica, annuale, che dà una raccolta di informazioni statistiche sugli aspetti della vita sociale, amministrativa, commerciale e industriale del paese, compilata col concorso degli organi dello Stato, vediamo la parte riguardante i Comuni n. 58 CONDOVE, n. 70 FRASSINERE e n. 95 MOCCHIE nell’edizione dell’anno 1933.

CondoveMolini (eserc.): Rocci G. – Pautasso Pasquale. Fabbri: Col Giuseppe

Frassinere – Molini (eserc.): Alpe Lorenzo – Lavi Via

Mocchie – Molini (eserc.): Cordola Vincenzo – Croce Antonio – Selvo Battista. Fabbri: Croce Giacinto

Nel 1932 nel contenzioso tra il Consorzio irriguo del Gravio e le Officine Moncenisio sono citate: l’officina meccanica e il molino dell’ing. Stefano Palli (il molino di punta), la segheria di Giuseppe Gagnor e dei suoi figli, le officine meccaniche di Giuseppe Col e di Castore Castagneri, i molini di Pasquale Pautasso e Michele Rocci come aziende che avrebbero potuto aver danno dalla diminuzione della portata d’acqua a seguito degli interventi realizzati dalla Moncenisio.

Gianni Cordola

¹ Dati desunti da “Quando la montagna viveva” di Giorgio Jannon ediz. Susa Libri

² Emina per aridi uguale a litri 23,054

³ Dati desunti da “Quando la montagna viveva” di Giorgio Jannon ediz. Susa Libri

Bibliografia : Bollettino parrocchiale valle del Gravio, valle del Sessi di gennaio 2005 e 2007

Mulini delle Fucine nella carta coi toponimi dei luoghi realizzata da Giovanni Falco nel corso di una ricerca alla Unitre di Condove
Mulini di Chiandone e del Coindo nella carta coi toponimi dei luoghi realizzata da Giovanni Falco nel corso di una ricerca alla Unitre di Condove
Mulino Cantarana carta del 1750
Mulino di Puta carta del 1750
Mulini del Gravio – mappa catasto Rabbini 1864
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