È una delle più antiche tradizioni, quella di benedire i campi, che risale addirittura all’epoca delle celebrazioni pagane, poi cristianizzate dalla Chiesa: oggi sta scomparendo e rimane viva solo nella memoria degli anziani montanari.
Le rogazioni, il cui verbo latino rogare significa pregare insistentemente, sono invocazioni e richieste di preghiera fatte in processione per implorare un buon raccolto, preservandolo da grandine e da siccità, e per proteggere l’uomo dalla malattie, dalla carestie, dalle guerre e dalle calamità naturali.
I segni di questa tradizione religiosa sono visibili camminando ancora oggi su sentieri e mulattiere della nostra montagna. Croci, edicole e piloni votivi con immagini di santi e madonne ornati, un tempo, con freschi fiori alpini. Il viandante di passaggio, ma anche i montanari nello svolgimento dei loro lavori, erano rassicurati sulla correttezza del percorso e, volendo, potevano raccogliersi in preghiera o cantare le lodi.
Le processioni delle rogazioni per la benedizione delle campagne si svolgevano nei tre giorni precedenti l’Ascensione (che si celebra nel quarantesimo giorno dopo la Pasqua), ed erano funzioni molto suggestive. Dopo la Santa Messa al mattino presto, partivano dalla chiesa parrocchiale ed avevano come meta, le cappelle e piloni votivi sparsi sul territorio, fermandosi ogni tanto durante il percorso per le invocazioni, recite di preghiere, letture di brani del Vangelo e benedizioni. Il Parroco aveva con sé un piccolo secchiello pieno di acqua benedetta che, con un ramoscello di ulivo o con l’aspersorio, spargeva sui prati benedicendoli. Tutti pregavano ad alta voce guardando cadere quelle gocce di acqua benedetta sui primi fili d’erba e sembrava già di vedere il fieno alto, rigoglioso e profumato.
Nella parrocchia di Mocchie (Condove) don Romolo Mosconi, parroco dal 1944 al 1964, ricordava che l’unico giorno in cui tutti i montanari si fermavano dal lavoro per venire alle funzioni, era per le Rogazioni, tre giorni prima dell’Ascensione. Alle 6,30 del mattino iniziava la processione, un giorno in località Bertolere, un altro alla Madonna delle Grazie alle Sinette, un altro ai Bonaudi. In testa al corteo un fedele con la Croce e i chierichetti, poi il Parroco che intonava le lodi alla Madonna e recitava preghiere e litanie: lo seguivano i Priori e una lunga fila di donne, bambini e uomini, un coro di voci diverse che pregavano.
Don Romolo intonava le litanie delle Rogazioni ed il coro di fedeli rispondeva a tono con partecipata devozione. Il percorso era studiato in modo che tutto il territorio della parrocchia potesse, sia pure a distanza, essere visto.
Quando si arrivava nei punti prestabiliti, sempre fissi negli anni, la processione si fermava. Allora Don Romolo alzava la Croce e rivolgendosi ai quattro venti invocava la protezione del Signore pregando in latino e tutti gli altri inginocchiati a terra rispondevano, mentre lo sguardo d’ognuno andava verso il proprio campo. E così, ad ogni fermata, si andava avanti per alcuni minuti in questo fraseggiare latino che pare tutti capissero benissimo. Il rito finiva sempre con l’aspersione dell’acquasanta verso i quattro punti cardinali mente tutti si segnavano con un segno di croce e, muovendo quel minimo le labbra, ringraziavano e rivolgevano chissà quale preghiera al Signore. Con la croce si benediva tutta la montagna, poi la funzione nella chiesa parrocchiale. Era una festa molto sentita.
Terminata la messa si rientrava e tutti andavano a compiere il proprio dovere gli uomini nei campi, le donne a casa e i ragazzi a scuola. Quei campi scoscesi, quei boschi, erano l’unica fonte di sussistenza, affidarli a Dio era insieme riconoscenza ed auspicio.
Erano tempi in cui la giornata era scandita dal suono delle campane: all’alba, al mezzogiorno e al tramonto per la recita dell’Angelus. Le processioni costituivano, accanto alle celebrazioni di Pasqua, il punto di forza della vita religiosa, solo Mocchie ne contava una ventina. Ogni anno il parroco pubblicava l’elenco dei Priori: uomini e donne chiamate a portare un grosso cero, vestite di bianco, durante le processioni e coinvolte in prima persona nelle altre circostanze religiose rilevanti.
Le invocazioni delle Rogazioni erano tante, ne ricordo qualcuna:
Il prete diceva …A fulgure et tempestate… e i fedeli rispondevano Libera nos Domine!…
…A flagello terrae motus… Libera nos Domine!…
…A peste, fame et bello… Libera nos Domine!…
…A omni malo… Libera nos domine!…
…Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos!
…Ut pacem nobis dones…. Te rogamus audi nos!
Gianni Cordola













