Alcune parole del lessico quotidiano si preferisce sostituirle con altre per mascherare, nascondere o attenuare i concetti da esse espressi. Morire è una di quelle che gode del maggior numero di equivalenti sinonimici che si possono ricondurre a: andare all’altro mondo, passare a miglior vita, volare in cielo, tirare le cuoia. Le cuoia sono la forma plurale femminile di cuoio, usato per indicare la pelle conciata di alcuni animali e, con significato estensivo, per designare la pelle umana.
Quando un piemontese incontra un funerale il commento è un preciso scontro culturale: il tipico pragmatismo sabaudo risponde con un’espressione ironica e tagliente come “a l’ha tirà ij caussèt”, letteralmente tirare i calzini.
Questo, come altri detti piemontesi, nasce da una particolare condizione di luogo e di tempo: per capire cosa significa e l’origine dobbiamo tornare indietro nel tempo di tanti anni, quando a Torino dal 1835 al 1853 le esecuzioni capitali (pubblica impiccagione) avvenivano nella zona che la tradizione popolare chiamava Rondò della Forca.
In quel periodo, l’attuale Rondò della Forca era aperta campagna: era stato scelto proprio questo luogo per la sua vicinanza alla prigione che si trovava in quella che oggi è via Corte d’Appello ed era uno spazio molto ampio per contenere un numero elevato di spettatori, inoltre era circondato da grandi pini che rendevano l’ambiente sufficientemente buio e tetro.
Il giorno dell’esecuzione una grande folla raggiungeva il Rondò della forca e lo spiazzo aveva l’aspetto di una festa popolare con saltimbanchi, cantastorie, venditori e borsaioli. Nel momento cruciale si contava il numero di giri che il corpo dell’impiccato avrebbe fatto prima di restare immobile per giocarli al lotto. Inoltre negli ultimi istanti prima della morte la contrazione dei nervi faceva muovere i piedi scalzi come se desse dei piccoli calci in aria e anche questo numero veniva giocato al lotto.
Da qui nasce il detto ironico per allontanare qualcosa di indesiderato “a l’ha tirà ij caussèt”: ha tirato non i calzini ma i calcetti all’aria come i condannati alla forca quando erano appesi al patibolo.
Altri modi di dire in piemontese per esorcizzare la morte sono:
- “a l’é passaje Catlin-a”, è passata Caterina, Catlin-a è il nome più comune con il quale in piemontese si chiama la morte.
- “al’ha le sòle dle scarpe al sol”, ha le suole delle scarpe al sole.
- “a l’ha tirà j’ùltim”, ha tirato gli ultimi.
- “a l’é mancaje ‘l fià”, gli è mancato il fiato.
- “a l’é dësmentìase ‘d tiré ‘l fià”, si è dimenticato di tirare il fiato (di respirare).
- “a l’ha la muda ‘d bòsch”, ha il vestito di legno.
- “a l’ha tirà ‘l pèt glorios”, ha tirato la scorreggia gloriosa.
- “a l’ha sarà ‘l lìber”, ha chiuso il libro.
- “a l’ha ‘l paltò ‘d bòsch”, ha il cappotto di legno.
Gianni Cordola












