Ecco a voi, cari lettori, la foto della mia prima comunione a Condove, anno 1954. Sembriamo una grande nidiata di pulcini sotto le ali della chioccia. Un branco di monelli, troppo giovani per avere un poco di giudizio, ma tutti affezionati al parroco Don G. B. Bruno.
Qualche lettrice o lettore anziano non faticherà a ricordare qualcuno; le forme somatiche dei loro volti sono quasi rimaste invariate col passare del tempo, solo la statura è cambiata. I giovani di oggi potranno trovare in loro le sembianze dei loro padri e dei loro nonni.
Come sempre, i maschi da una parte e le femminucce dall’altra. Vi era una separazione tra i due sessi anche a scuola elementare, ove ci radunavamo prima del suono della campanella che segnava l’inizio delle lezioni, non c’incontravamo con le bambine, vi era si uno scambio di occhiate da ambo le parti, ma sotto gli occhi vigili dei Maestri/e e nessuno osava dire una parola.
Malgrado questo rigoroso e vigile controllo, molti di noi maschietti ci vantavamo di avere tra il gruppo delle femminucce la nostra “morosa”; certe volte erano i compagni stessi che ce l’affibbiavano, ma la ragazzina non ne sapeva nulla non essendoci stati contatti verbali.
Eravamo tutti belli, ragazzi e ragazze, come ancora oggi sono tutti belli i ragazzi di sette anni. Erano belli anche quelli che, a qualcuno di voi che guardate questa foto, sembrano un poco bruttini.
Avevamo la bellezze della fanciullezza che in fin dei conti è sempre quella vera. In due vestivamo alla marinara, io in bianco e Cianin C. in blu navy, come descrive della sua fanciullezza la scrittrice Susanna Agnelli, mentre le bambine portavano il vestito bianco e il velo; i nostri vestiti denotavano il poco benessere di allora, il mio vestito bianco era lo stesso che aveva già usato mio fratello Giorgio tre anni prima e che era stato ceduto da un’altra famiglia. L’anno successivo ben tre bambini nati nel 1948 vestivano alla marinara, e ancora prima nel 1937 mio fratello Ettore vestiva anche lui alla marinara di colore blu navy.
Grandi rattoppi sul dietro e sul davanti dei pantaloni denotavano il lavorio delle mamme per il prolungamento del loro uso. Eravamo quasi tutti nelle stesse condizioni perciò nessuna invidia fra di noi ma tanto adattamento date le nostre condizioni economiche.
Guardando i volti dei miei compagni potrei raccontare approssimativamente la vita di ognuno, ne conoscevo i loro caratteri che col tempo non avrebbero mai cambiato, conoscevo i loro desideri che con difficoltà poterono essere esauditi, i loro sogni che raramente vennero realizzati.
Ognuno di loro seguì la strada che il destino aveva per essi tracciato, ognuno prese la sua via convinto che fosse la più bella e la più giusta, non sempre i migliori nello studio furono i più fortunati nella vita, ma vi fu una selezione in base al loro ingegno personale, i più continuarono la vita lavorativa dei loro padri, migliorandone le condizioni economiche e facendosi stimare per la loro rettitudine ed onestà. Tutti, ne sono certo, fecero tesoro degli insegnamenti a loro inculcati dai loro educatori e dall’esperienza di vita dei loro genitori.
E ora che la vecchiaia mi ha raggiunto, posso dire che la mia generazione, vissuta malgrado i tempi di sacrifici, può vantarsi di aver dato un contributo col suo esempio a coloro che sono venuti dopo e a quelli che verranno.
Tutto ciò è potuto accadere grazie ai Maestri di allora, al Parroco ed i suoi vice che si pigliarono cura di noi, insegnandoci come ci dovevamo comportare nella vita e facendoci capire il valore dell’onestà, della rettitudine e dell’amicizia mettendo davanti a noi il loro modo di vivere come esempio.
Con amore e pazienza ci hanno plasmati affinandoci, facendoci distinguere il bene dal male, l’utile dall’inutile, la giustizia dall’ingiustizia, la bontà dalla cattiveria. Sia ricordato sempre con gratitudine da noi e dalle generazioni a venire questo gruppo di veri educatori di scuola e di vita.
Ora la faccio finita, cari lettori, perchè non voglio tediarvi oltre. Perdonatemi questa chiacchierata e sappiate essere pazienti con un romantico impenitente a cui piace ricordare il suo passato.
Gianni Cordola














